Giovedì, 18 Luglio 2024
Il caso / Russia

Il governo "salva" le aziende italiane rimaste in Russia: potranno essere risarcite (dallo Stato)

Su pressione di Roma, l'Ue ha dato il via libera alle imprese che subiscono ritorsioni da Mosca (come successo all'Ariston) di chiedere un risarcimento. Tra le nuove sanzioni di Bruxelles la stretta sul Gnl russo e sull'export di tecnologie europee che finiscono nelle mani del Cremlino

Le imprese europee che sono rimaste a fare affari in Russia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e che sono state colpite da azioni di rappresaglia di Mosca, come successo ad Ariston, potranno chiedere allo Stato di appartenenza di essere risarcite. È quanto prevedono le nuove misure adottate dall'Unione europea nel quadro del quattordicesimo pacchetto di sanzioni alla Russa. 

La misura "salva-Ariston"

La richiesta di inserire la norma "salva-imprese" sarebbe stata sostenuta con forza dal governo italiano. Stando a una fonte diplomatica, "l’Italia ha lavorato attentamente al fine di assicurare l’adozione di misure risarcitorie a tutela delle imprese europee". Due i rimedi previsti: "da un lato, le imprese europee possono agire dinanzi alle corti degli Stati membri per chiedere il risarcimento di danni subiti a fronte di cause avviate in Paesi terzi da soggetti russi o controllati da russi per contratti o transazioni la cui esecuzione è stata colpita dalle sanzioni europee", spiega la fonte. L'altro rimedio prevede che "le imprese europee possono agire dinanzi alle corti degli Stati membri per chiedere il risarcimento dei danni causati da soggetti russi che hanno beneficiato dei provvedimenti russi di assegnazione in amministrazione temporanea".

È il caso dell'Ariston: lo scorso aprile, l'azienda italiana di elettrodomestici ha perso il controllo della sua filiale russa, che produce boiler e scaldabagni per un fatturato annuo di circa 100 milioni di euro. In seguito a un decreto del governo di Mosca, la filiale è passata nelle mani dell'aziende statale russa Gazprom. Un'espropriazione vera e propria, anche se le autorità russe parlano solo di un provvedimento temporaneo.

Grazie alle misure approvate dall'Ue, adesso Ariston potrà presentare un ricorso alla giustizia italiana per chiedere un risarcimento dei danni subiti a carico dello Stato italiano. Il risarcimento non sarà automatico, ma occorrerà il benestare di un tribunale. Questa eventualità potrebbe riguardare decine di altre aziende del nostro Paese che hanno continuato a operare in Russia in questi due anni e passa di conflitto. Stando al database curato dal Kse Institute, solo 4 delle 130 imprese italiane presenti in Russia hanno interrotto del tutto le loro attività. Ben 85 hanno mantenuto i loro affari come prima del conflitto. E adesso rischiano di subire le azioni di ritorsione del Cremlino. 

Le altre misure

Il nuovo pacchetto di sanzioni varato giovedì mattina dagli ambasciatori dei 27 Stati Ue, prevede tra le altre cose il divieto di trasbordo del gas naturale liquefatto (Gnl) nell'Unione europea. La misura è pensata per ostacolare la logistica delle esportazioni di gas russo dall'Artico, che richiedono l'uso di navi metaniere rompighiaccio durante i mesi invernali. Queste navi consegnano il Gnl che trasportano ai porti europei - Zeebrugge in Belgio o Montoir-de-Bretagne in Francia, per esempio - che viene poi trasportato da navi cisterna convenzionali verso il mercato asiatico, in particolare la Cina, spiega l'agenzia stampa Afp. Le sanzioni mirano anche a limitare l'uso da parte della Russia di navi cargo "fantasma" per aggirare le sanzioni dell'Ue sulle esportazioni di petrolio russo.

Nel pacchetto, sono previste anche misure per colpire l'Spfs, il sistema per le transazioni finanziarie creato dalla Russia dopo la sua esclusione dal sistema finanziario interbancario internazionale Swift. Inoltre, sarà rafforzato l'obbligo per le aziende europee di tracciare le merci che commercializzano all'estero, per evitare che finiscano in Russia attraverso intermediari di Paesi terzi. Si tratta di una misura volta a impedire l'arrivo a Mosca di tecnologie per uso civile che possono essere utilizzate anche in campo militare, come i microprocessori. Su questo punto si erano arenati i negoziati tra i Paesi Ue, in particolare per l'opposizione della Germania.

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