Mercoledì, 22 Settembre 2021
Europa Today

Il premier gay a Orban: "Io sono omosessuale, non l'ho scelto". E Rutte vuole l'Ungheria fuori dall’Ue

Tutti (o quasi) contro Budapest al vertice dei leader. Sotto accusa la legge anti-Lgbt. Draghi avverte: “I Trattati si rispettano”

Luxembourg's Prime Minister Xavier Bettel (L) and his husband Gauthier Destenay (R) arrive for the screening of 'Les Fantomes d'Ismael' (Ismael's Ghosts) and the Opening Ceremony of the 70th annual Cannes Film Festival in Cannes, France, 17 May 2017. Presented out of competition, the movie opens the festival which runs from 17 to 28 May. EPA/JULIEN WARNAND

Dopo la cosiddetta legge anti-Lgbt approvata da Budapest, “non c'è più posto per l'Ungheria nell’Ue”. A suggerire la drastica soluzione alle presunte violazioni dei valori europei da parte del Governo di Viktor Orban è stato Mark Rutte, primo ministro dell’Olanda, già noto in Italia per le ‘frugali’ posizioni economiche in costante antitesi con la politica romana. Il casus belli del nuovo scontro tutto interno all’Unione europea è la legge che, secondo Orban, “difende i bambini e i genitori”. Ma una lettera-ultimatum della Commissione europea - che vuole “spiegazioni” da Budapest entro una settimana - fa presente che le disposizioni approvate equiparano i contenuti sull’omosessualità e l’identità di genere alla pornografia. Di qui un divieto di trattare questi temi a scuola, ma anche sui media e in tutti gli spazi accessibili agli under 18. 

Una norma che “viola direttamente il divieto di discriminazione” sancito dai Trattati europei, ha sentenziato la Commissione. “La legge è già entrata in vigore e non parla di omosessualità”, ha tagliato corto Orban mentre si recava al vertice europeo iniziato ieri a Bruxelles. Il leader magiaro è entrato per primo al Palazzo Europa, dove si tengono le riunioni tra i capi di Governo, evitando di incrociare i colleghi. Alcuni di loro - come il belga Alexander De Croo e il portoghese Antonio Costa - si sono presentati al summit con una spilla arcobaleno in bella vista sulla giacca. Un gesto per ricordare lo scontro che va avanti da giorni, ma anche l’avvicinarsi del 28 giugno, giornata mondiale dell’orgoglio Lgbt. Tra i più duri con il leader ungherese è stato il primo ministro lussemburghese, Xavier Bettel, apertamente omosessuale e sposato con un uomo che lo accompagna nelle visite di Stato: "Ci conosciamo da otto anni, ma questo mi tocca personalmente", ha detto nella sala del vertice. “Non sono diventato gay. Lo sono, non è una scelta", ha aggiunto. "Ti rispetto, ma questa è una linea rossa. Riguarda i diritti fondamentali, il diritto di essere diversi”, ha concluso nel suo accorato discorso rivolto a Orban.

E' stato proprio Bettel, secondo fonti diplomatiche, ad aprire la discussione, passando poi il testimone al mite presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il quale ha ricordato “il primato del diritto europeo” e i “passi formali che la Commissione sta intraprendendo quale guardiana dei Trattati”. Un passaggio, quest’ultimo, non di poco conto, dal momento che Orban stesso definisce “indebite ingerenze” le critiche di Bruxelles. Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha ribadito il concetto: “Spetta alla Commissione stabilire se l’Ungheria viola o no il Trattato”. Il premier italiano ha quindi ringraziato il premier lussemburghese Bettel per il suo intervento.

Il vero scontro, secondo i retroscena, si è consumato quando ha preso la parola Rutte, che già nel pomeriggio aveva ipotizzato la cacciata dell’Ungheria. “Perché non lasci l’Ue?”, avrebbe detto direttamente ad Orban il leader olandese. “L'articolo 50 esiste per una ragione”, ha sbottato evocando la norma attivata dal Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit. Orban, stando a quanto riferiscono i presenti, avrebbe risposto a tutti i leader che lo hanno criticato facendo leva sull’argomento della sovranità nazionale. Un capitolo tutt’altro che chiuso, dal momento che Bruxelles attende spiegazioni entro mercoledì prossimo. Se queste non dovessero arrivare, Palazzo Berlaymont sembra determinato ad andare fino in fondo con una procedura d’infrazione.

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