Venerdì, 30 Luglio 2021
Europa Today

L'Ue dà il via libera all'anticipo di 25 miliardi per l'Italia. E rimanda di 2 mesi il Recovery dell'Ungheria

I ministri delle Finanze hanno approvato l'avvio di 12 piani, tra cui quello italiano. Mentre Commissione blocca Orban

Da sinistra Mario Draghi e il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis

I ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Unione europea hanno dato il via libera a 12 piani nazionali nell'ambito del Recovery fund. Tra questi, c'è anche l'Italia, che dopo aver rivisto il suo piano alla luce dei rilievi della Commissione Ue, potrà adesso ricevere il prefinanziamento atteso nel 2021, ossia 25 miliardi. Secondo Bruxelles, tale somma potrà essere erogata "in un unico pagamento", ma è chiaro ancora se varrà anche per chi, come il nostro Paese, 'pesa' di più sul bilancio creato ad hoc per sostenere il fondo anticrisi.

A ogni modo, il target di luglio su cui il nostro governo puntava è stato mantenuto. Insieme all'Italia, l'Ecofin, l'organo del Consiglio che riunisce i ministri economici dell'Ue, ha dato l'ok ai finanziamenti per i piani di Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna. All'appello mancano 15 Paesi membri. E tra questi, l'Ungheria rischia di dover aspettare più a lungo degli altri. La Commissione, infatti, non ha "ancora finito la valutazione" del Pnrr di Budapest, ha detto il vicepresidente dell'esecutivo Ue Valdis Dombrovskis. Parole dietro le quali si nasconde il braccio di ferro tra Bruxelles e Orban sullo stato di diritto. 

Come emerso nei giorni scorsi, infatti, la Commissione starebbe facendo pressioni su Budapest affinché ritiri la legge che di fatto vieta ai minori di 18 anni la condivisione di contenuti Lgbtq+ e, più in generale, la pubblicazione su carta e online di contenuti che si discostano dall'immagine della famiglia tradizionale. Il legame tra questa legge e il Pnrr è difficile però da trasformare in atti formali da parte di Bruxelles, che invece ha sollevato una serie di dubbi su alcune parti del piano ungherese, in particolare quelle sui controlli nell'uso dei fondi.

Che la Commissione intervenga per far modificare un piano del Recovery non è una novità (è stato fatto con l'Italia, per esempio, circa i fondi per l'idrogeno), ma a colpire sono i tempi previsti da Bruxelles per chiudere la partita negoziale: nel caso di Roma ci sono voluti pochi giorni, mentre nel caso dell'Ungheria "la
valutazione richiederà più settimane che giorni e proporremo un'estensione dell'esame di due mesi", ha detto Dombrovskis. 

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