Domenica, 25 Luglio 2021
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Una rete quantistica contro i cyberattacchi: l'Italia al centro del progetto Ue

Si chiamerà EuroQci e sarà il network internet per proteggere le comunicazioni delle istituzioni europee e i documenti sensibili. Nel consorzio guidato da Airbus ci sono il Cnr e Leonardo

Reti quantistiche

Una rete di comunicazione vasta, potente e soprattutto perfettamente sicura. Un internet del futuro, che collegherà tutti i centri più importanti della politica e della diplomazia europea, e che sarà impossibile intercettare o disturbare dall’esterno. È questo uno degli obiettivi tecnologici e scientifici della Commissione europea, che ha appaltato a un consorzio guidato da Airbus insieme a Leonardo, Orange, PwC France e Maghreb, Telespazio, Cnr e Inrim la nascita di una rete internet quantistica che si chiamerà EuroQci. Un progetto che è appena partito ma che ha radici nel 2019, quando 26 Stati membri hanno firmato una dichiarazione d’intenti per sviluppare una infrastruttura di comunicazione di questo tipo.

Alessandro Zavatta, ricercatore del Cnr che si occupa di tecnologie quantistiche, ne ha parlato con EuropaToday.

Dottor Zavatta, partiamo dalle basi: cos’è una rete internet quantistica?

"Sostanzialmente si tratta di una rete che funziona sfruttando i principi della teoria della meccanica quantistica, che a sua volta descrive il mondo di atomi, molecole e fotoni. Questi ultimi in particolare sono centrali: sono pacchetti di energia che formano segnali luminosi usati per le comunicazioni delle reti quantistiche".

Qual è la specificità dei fotoni?

"Nelle comunicazioni “classiche” per trasmettere l’informazione usiamo il codice binario, cioè la codifichiamo attraverso l’alternanza di 0 e 1. In un sistema quantistico questa dualità si supera, e possiamo codificare l’informazione usando sia 0 che 1 nello stesso momento, sovrapponendoli. Questo ci apre infinite possibilità. Possiamo comunicare in modo sicuro, trasmettendo informazioni che non possono essere intercettate. Il sistema infatti rivela automaticamente la presenza di persone estranee alla conversazione in atto: se qualcun altro cerca di “misurare” e quindi codificare questa trasmissione di 0 e 1 che io sto inviando crea una distorsione – una sorte di rumore – che ci rende impossibile comunicare. Così ci accorgiamo di essere intercettati".

Quindi la rete quantistica è una soluzione definitiva al problema delle intercettazioni?

"Ci dà una garanzia assoluta della sicurezza delle nostre comunicazioni. È una soluzione definitiva finché rimane una rete quantistica, cioè finché rimangono singoli fotoni. Però l’essere umano non è in grado di ottenere l’informazione direttamente dai fotoni, quindi deve affidarsi ad altri strumenti. Nel momento in cui l’informazione passa dalla rete quantistica alla rete “normale” potrebbe introdursi un intercettatore. Quindi devo essere sicuro di avere il pieno controllo sullo strumento che converte l’informazione da quantistica a non quantistica. Però dal punto A al punto B di una rete quantistica le informazioni sono completamente sicure".

Questa è una tecnologia che esiste già o è solo sperimentale?

"In realtà esiste già a un livello tecnologico molto avanzato, e in alcuni casi è presente anche sul mercato. Ci sono anche aziende che vendono questi tipi di apparati. Nel nostro paese sono partite alcune start-up per sviluppare sistemi di informazione quantistica italiani. Il CNR è promotore tra l’altro di una di queste start-up. Reti quantistiche esistono in contesti industriali ma anche governativi, dove è necessaria la massima sicurezza".

Parliamo invece del consorzio di cui il CNR fa parte insieme a Airbus, Leonardo e molti altri. Di cosa si occuperà?

"Il nostro obiettivo è realizzare una rete europea di comunicazione quantistica. Come dicevamo esistono già singoli apparati, ma slegati tra di loro. La Commissione europea ne vuole una all’avanguardia e perfettamente sicura che colleghi tutte le ambasciate, le infrastrutture, gli aeroporti, le banche e i centri nevralgici tra di loro".

Quali sono i passaggi e quali le tempistiche?

"Per il momento siamo solo in grado di fare collegamenti da punto a punto, che però non basta. Bisogna studiare un’architettura di rete che garantisca lo stesso livello di sicurezza ma anche un numero di utenti in contemporanea molto più alto. La Commissione dovrà essere in grado di collegarsi con tutti i suoi membri allo stesso momento, ma anche con tutti i Governi e con tutte le altre istituzioni europee. Stiamo studiando quali caratteristiche deve avere questa architettura, che si baserà sulle reti in fibra ottica già esistenti ma che andranno riconfigurate, perché non possiamo pensare di usare gli stessi router o gli stessi dispositivi. Le applicazioni poi saranno molto ampie, perché una rete così vasta, sicura e potente avrà una capacità di calcolo che in questo momento fatichiamo a comprendere. Saranno possibili operazioni e trasmissioni di dati molto complesse, anche aiuteranno a risolvere problemi quotidiani anche in campo climatico o sanitario. Lo studio durerà 15 mesi: l’obiettivo è di avviare EuroQci entro il 2024, per renderlo operativo a inizio 2027".

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