Mercoledì, 22 Settembre 2021
Europa Today

Omosessualità censurata per gli under 18: cosa dice la legge anti-Lgbt voluta da Orban

In Ungheria diventa illegale mostrare a un minore qualsiasi contenuto che rappresenti “deviazioni dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita”

L’ormai famosa ‘legge anti-Lgbt’ approvata dal Parlamento ungherese, ma contrastata dall’Ue e dalla maggioranza dei suoi leader nazionali, si presenta come un testo "contro la pedofilia". L’obiettivo delle nuove norme, secondo il partito di Viktor Orban, è quello di “proteggere i nostri bambini” e “affermare chiaramente che solo i genitori possono decidere sull'educazione sessuale dei propri figli”. Ma questi principi, generali e condivisibili, hanno trovato applicazione in disposizioni che molti considerano come un tentativo di mettere sullo stesso piano la pedofilia con l'appartenenza alla comunità Lgbt+. Vediamo perché.

Il testo è stato approvato con 157 voti a favore dall’Assemblea nazionale ungherese, con l’opposizione che ha lasciato l’Aula al momento del voto. L’indignazione degli oppositori è dovuta, innanzitutto, alla norma secondo la quale “è vietato mettere a disposizione dei minori un contenuto che presenta qualsiasi rappresentazione della sessualità fine a se stessa, qualsiasi deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita, cambio di sesso o promozione dell’omosessualità”. Una norma che si traduce, di fatto, in un divieto per ogni cittadino maggiorenne di presentare a un under-18 i temi legati all’amore diverso da quello tra un uomo e una donna. 

“Quando si educano gli studenti alla cultura sessuale, alla vita, alle preferenze e allo sviluppo sessuale, sarà posta particolare enfasi sul rispetto delle disposizioni stabilite dall'articolo XVI paragrafo 1 della Legge Fondamentale” precisa la legge, facendo riferimento a una norma costituzionale introdotta dallo stesso Governo di Orban nella quale si mette nero su bianco che “il padre sarà uomo e la madre sarà donna”. La legge approvata di recente dal Parlamento di Budapest fissa anche dei chiari paletti sull’educazione sessuale in classe: “Queste attività non possono mirare a promuovere la deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso assegnato alla nascita, il cambio di sesso o l’omosessualità”. Un chiaro avvertimento a tutti gli insegnanti: non parlate di questi temi. 

Le lezioni di educazione sessuale, ai sensi della norma, potranno essere tenute solo da organizzazioni registrate presso “un'agenzia statale definita dalla legge”. Il sospetto che questa disposizione sia nata per escludere dalle scuole le Ong per i diritti civili e le libertà sessuali trova subito fondamento nel comma successivo che nega l’autorizzazione alle “organizzazioni di dubbia credibilità professionale, create in molti casi per rappresentare determinati orientamenti sessuali”, accusate di “influenzare lo sviluppo sessuale dei bambini con la loro cosiddetta formazione alla sensibilità, causando gravi danni al loro sviluppo fisico, mentale e morale”.

Vengono applicate restrizioni anche alla pubblicità con contenuti Lgbt, una norma che potrebbe andare a colpire - come è già successo in Russia - gli spot delle marche di alta moda. La norma rende “illegale” trasmettere “una pubblicità ai minori” se questa “ritrae la sessualità come fine a se stessa, o ritrae o promuove la deviazione dall'identità corrispondente al proprio sesso alla nascita, il cambio di sesso o l’omosessualità”. Qualsiasi contenuto di questo tipo diventerà “non raccomandato per i minori”, ovvero indistintamente a tutti gli under 18. 

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