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Venerdì, 21 Giugno 2024
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In vigore lo Spid europeo: cosa cambia e i prossimi passi

L'identità digitale voluta dalla Commissione per i cittadini Ue sarà realtà entro il 2026

Prende il via la nuova era dell'identità digitale europea, una sorta di Spid comunitario unico per tutti i cittadini dei Paesi membri per accedere in maniera semplice e sicura a una serie potenzialmente infinita di servizi online. 

Sono entrate in vigore lunedì (20 maggio) le nuove norme sull'identità digitale europea, Eudi nell'acronimo inglese, che permetteranno a tutti i cittadini dell'Ue di ottenere un portafoglio digitale personale da qui a due anni. Tale portafoglio consisterà sostanzialmente in un'applicazione mobile, rilasciata in ciascuno Stato membro, che consentirà a chiunque di identificarsi online in piena sicurezza per accedere a servizi pubblici e privati in rete in tutto il territorio dell'Unione, proprio come avviene con lo Spid italiano (acronimo per Sistema pubblico di identità digitale).

Gli Stati membri saranno dunque tenuti a fornire ai propri cittadini un'applicazione gratuita per l'identità digitale entro il 2026, basata su standard tecnici condivisi e soggetta a certificazione obbligatoria. Questi portafogli digitali includeranno un registro di tutte le transazioni, accessibile sia online che offline, e permetteranno di segnalare violazioni dei dati nonché di interagire con altri portafogli digitali. I cittadini avranno la possibilità di collegare il proprio wallet alle identità digitali nazionali esistenti e di utilizzare firme elettroniche per usi non professionali.

Nelle intenzioni della Commissione europea, l'Eudi wallet dovrebbe rivoluzionare l'identità digitale: ciascun utente potrà utilizzare servizi online, condividere documenti digitali (una patente di guida mobile o una ricetta elettronica, ad esempio), aprire conti bancari o effettuare pagamenti con il pieno controllo dei dati personali e, soprattutto, stando al sicuro da truffe, frodi e furti d'identità. Si potranno così svolgere molte operazioni cruciali (dal pagamento delle tasse alla firma di contratti, passando per l'apertura di conti bancari e il check-in in hotel) in tutta l'Ue, eliminando così la necessità di ricorrere a metodi di identificazione privati o di condividere eccessivamente dati personali.

Tutto quanto, naturalmente, a titolo completamente volontario: nessuno sarà obbligato a dotarsi di tale strumento, e andranno adottate tutte le misure necessarie per garantire che non si creino situazioni discriminatorie de facto nei confronti dei cittadini che scegliessero di non avvalersene.

La norma, che ha ricevuto il via libera definitivo dai colegislatori lo scorso marzo, rappresenta un passo avanti rispetto al regolamento eIDAS del 2014, focalizzato sull'identificazione elettronica e sui servizi fiduciari per le transazioni online all'interno del mercato interno. Questo regolamento è fondamentale per garantire un accesso sicuro ai servizi pubblici e agevolare le transazioni digitali sia all'interno che all'esterno dell'Ue.

L'esecutivo comunitario ha già erogato 46 milioni di euro dal programma Europa digitale in quattro progetti pilota su larga scala, allo scopo di testare il nuovo portafoglio europeo in una serie di casi d'uso quotidiano: la patente di guida, la sanità elettronica, i pagamenti, l'istruzione e le qualifiche professionali. Un secondo bando per la presentazione di altri progetti pilota è appena stato presentato.

Ora, perché le nuove norme vengano effettivamente applicate dovremo aspettare ancora due anni, durante i quali i governi, gli enti pubblici, le imprese e tutti gli attori interessati dovranno adeguare le proprie strutture a questa nuova realtà. Nel frattempo, la Commissione preparerà degli atti esecutivi per garantire un livello di sicurezza e protezione dei dati uguale per tutti i Ventisette, nonché per far sì che queste applicazioni funzionino senza intoppi da un angolo all'altro del territorio dell'Ue.

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