Sabato, 13 Luglio 2024
La scheda

Clima, diritti, lavoro: il manifesto dei Verdi per le europee

Secondo i sondaggi, gli ecologisti perderanno parecchi seggi dopo il voto di giugno. Ma le loro parole d'ordine restano le stesse, e anzi vogliono politiche ambientali ancora più ambiziose

Il futuro che i Verdi europei hanno in mente per il Vecchio continente è climaticamente sostenibile e socialmente giusto, almeno a detta loro. Ma le chances di portare avanti queste battaglie dipenderanno probabilmente dalla loro capacità di creare un asse solido con i Socialisti a Strasburgo, visto che nella prossima legislatura si prevede un'avanzata delle destre che vogliono archiviare il Green deal di Bruxelles. 

Programma e candidati degli ecologisti

Il manifesto elettorale dei Verdi è stato approvato durante il congresso di Lione tenutosi tra il 2 e il 4 febbraio scorsi, e include 11 priorità politiche per la prossima legislatura (più una dodicesima che verrà scelta dai cittadini tramite una piattaforma online). Tra le voci principali del programma troviamo la giustizia sociale, la sanità, la tutela dell'ambiente, le politiche agricole e ambientali, l'economia e l'occupazione, i diritti umani, l'immigrazione, la difesa della democrazia europea, la politica estera e di sicurezza e, naturalmente, le politiche climatiche ed energetiche. 

Gli ambientalisti chiedono un nuovo e più ambizioso Green and social deal, per spezzare la dipendenza dai combustibili fossili (all'origine della crisi energetica e dell'aumento del costo della vita) e sostituirli con le fonti rinnovabili entro il 2040 – dieci anni prima rispetto al target fissato da Bruxelles – e promuovere un'economia circolare e sostenibile che faccia da volano per occupazione e investimenti. Al centro del manifesto anche i diritti umani e le libertà civili, in pericolo a causa dell'ascesa dell'estrema destra, delle politiche abitative sostenibili, un sistema più equo di tassazione delle multinazionali nonché una riforma dell'Ue che ponga fine alla stagione dei veti nazionali.

Ma la vera novità è quella che il sito Euractiv ha battezzato "una svolta di realpolitik", cioè un riconoscimento fuori da ogni ambiguità della necessità che l'Europa si attrezzi per garantire la propria difesa, sia a livello di Ue che in coordinamento con gli alleati Nato. Si tratta di un cambiamento non indifferente per una forza politica che, fino a prima dell'invasione russa in Ucraina, è generalmente stata assimilata al pacifismo: a spingere in questa direzione sarebbero stati soprattutto i Verdi tedeschi (la delegazione nazionale più grossa all'interno del partito europeo), che in cambio avrebbero accettato l'inserimento nel programma di target ambientali più stringenti.

Sempre a Lione sono stati nominati i due candidati di punta (Spitzenkandidaten) per le elezioni di giugno. Sono la tedesca Terry Reintke e l'olandese Bas Eickhout, volti noti al Parlamento europeo e una scelta "sicura" per il partito, i cui delegati al congresso non hanno voluto sbilanciarsi votando candidati da Paesi più periferici. Reintke è eurodeputata dal 2014, e dal 2022 è co-capogruppo dei Verdi a Strasburgo insieme al belga Philippe Lamberts. Eickhout, che è attualmente alla sua terza legislatura, era uno dei due Spitzenkandidaten degli ecologisti alle europee del 2019 in ticket con un'altra tedesca, Ska Keller, dalla quale Reintke ha raccolto il testimone di co-capogruppo. 

L'onda verde in risacca?

Ma, come dicevamo, la vague verte che nel 2019 aveva portato gli ecologisti a essere la quarta forza all'Eurocamera dopo Popolari (Ppe), Socialisti (S&D) e Liberali (Renew) sembra aver perso trazione negli ultimi tempi. Stando ai sondaggi, il prossimo emiciclo di Strasburgo ospiterà pattuglie più nutrite dei partiti di destra, non tanto dei cristiano-democratici quanto soprattutto dei conservatori di Giorgia Meloni (Ecr) e dei sovranisti alleati della Lega (Id), mentre i Verdi dovrebbero retrocedere al sesto posto su sette (otto se si contano i non iscritti) passando dagli attuali 75 seggi a poco più di una cinquantina. 

Questo significa che, se non vogliono condannarsi all'irrilevanza politica nella prossima legislatura dopo aver esercitato una certa influenza sull'esecutivo von der Leyen (cui hanno garantito un appoggio esterno in cambio di politiche climatiche più ambiziose nel quadro del Green deal), i Verdi dovranno trovare un'intesa strategica con le altre forze progressiste, cioè i socialdemocratici e il gruppo della Sinistra (The Left). Una mossa non scontata, ma che potrebbe essere l'unica alternativa se il Ppe continuerà il dialogo politico già avviato con le destre, fortemente scettiche rispetto alle politiche ambientali di Bruxelles, anziché continuare a lavorare con le formazioni europeiste e moderate con cui ha governato finora.

Nell'Aula gli eurodeputati ambientalisti siedono nel gruppo Verdi/Ale, dove l'ultimo acronimo sta per Alleanza libera europea: una sigla che riunisce partiti regionalisti e altre formazioni minoritarie negli Stati membri, che si riconoscono nelle battaglie politiche degli ambientalisti ma che non sono formalmente partiti verdi. Ci sono ad esempio il Partito pirata, Volt, diversi autonomisti catalani e galiziani, alcuni deputati pentastellati e a giugno potrebbe arrivare anche una rappresentante del movimento Ultima generazione che mira all'elezione in Germania, dove si voterà per l'ultima volta senza la soglia di sbarramento.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Clima, diritti, lavoro: il manifesto dei Verdi per le europee
Today è in caricamento