Sabato, 13 Luglio 2024
La scheda

Una, nessuna, centomila: il programma della variegata Sinistra europea

In rapporto al numero di elettori, ci sono decisamente troppe formazioni nell'estremo sinistro dell'arco parlamentare di Strasburgo. E tutte parlano di lavoro, ambiente e antimilitarismo

Nel programma elettorale della Sinistra europea c'è sempre la lotta di classe, abbinata a quella contro il cambiamento climatico. Ma è uno dei pochi punti in comune attorno a cui si riuniscono forze politiche che in realtà agiscono ciascuna per conto proprio, in un intreccio di alleanze e distinguo che indebolisce ulteriormente un gruppo già di per sé numericamente esiguo all'Europarlamento. 

Coesione parlamentare

Cominciamo da un fatto, forse poco noto, ma piuttosto importante: non tutti i gruppi politici dell'emiciclo di Strasburgo sono coesi al loro interno. Ci sono quelli più uniti, come i Popolari, i Socialisti e i Conservatori, che rappresentano espressioni più o meno "pure" di altrettanti partiti europei: rispettivamente il Partito popolare europeo (Ppe), il Partito dei socialisti europei (Pse) e il Partito dei conservatori e riformisti europei (Ecr). Ma ci sono anche gruppi confederali, espressioni di un'unione tra piattaforme politiche distinte e non sempre sovrapponibili, che per questioni strategiche decidono di lavorare insieme. È il caso del gruppo degli ecologisti, composto dai Verdi europei e dai membri regionalisti dell'Alleanza libera europea (Ale), e anche di quello della sinistra radicale, composto da diversi partiti europei, che a loro volta comprendono varie delegazioni nazionali per un totale di 37 eurodeputati (41 pre-Brexit).

Quante sinistre in Europa?

Così, sotto la sigla de "La Sinistra al Parlamento europeo – Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica" (abbreviato in The Left – Gue/Ngl, con un acronimo mezzo inglese e mezzo francese) si riuniscono parlamentari iscritti al Partito della sinistra europea (Pel), all'Alleanza nordica della sinistra verde (Ngla), al movimento Ora il popolo (Maintenat le peuple, Mlp) e un altro paio di partiti minori. Dal 2019, i due co-capogruppo in Aula sono il tedesco Martin Schirdewan (membro del Pel) e la francese Manon Aubry (del Mlp). 

Il Mlp è nato nel 2018 come costola del Pel, da cui erano fuoriusciti gli spagnoli di Podemos e i loro colleghi transalpini de La France insoumise insieme ad altri deputati portoghesi, finlandesi, danesi e svedesi. Ma se fino a poco tempo fa le delegazioni di Lisbona, Helsinki e Copenhagen facevano parte sia del Pel che dell'Mlp, recentemente la delegazione finlandese ha preso le distanze dal movimento che aveva contribuito a fondare sei anni fa, passando da membro a pieno titolo a semplice osservatore.

Quanto al Pel, c'è una certa agitazione per l'apparente successo nei sondaggi della nuova ribelle della sinistra tedesca, Sahra Wagenknecht, che con la sua lista Bsd potrebbe rubare voti al partito da cui è fuoriuscita a ottobre 2023, cioè Die Linke, di cui è segretario proprio Schirdewan e tra i cui candidati spicca anche l'attivista Carola Rackete. È ancora presto per capire cosa accadrà dopo le europee di giugno, ma dati i dissapori tra i due astri della sinistra teutonica è probabile che il Bsd finisca almeno temporaneamente tra i banchi dei non iscritti.

E gli italiani? Nell'attuale legislatura di Strasburgo non sono presenti rappresentanti della sinistra nostrana, che è anch'essa divisa nel solco della migliore tradizione: Sinistra italiana di Nicola Fratoianni è membro del Pel, mentre Potere al popolo è un osservatore dell'Mlp; Rifondazione comunista ha invece aderito alla lista unitaria Pace, terra, dignità promossa da Michele Santoro, ma non è ancora chiara la posizione della lista Unione popolare, appena rimasta orfana del suo leader Antonio De Magistris.

Candidati di punta

Queste precisazioni sono necessarie a comprendere in che senso le sinistre del Vecchio continente correranno separate per le elezioni all'Eurocamera. A differenza dei Liberali, il cui gruppo a Strasburgo è pure composto da diverse entità (le principali sono l'Alde, Alleanza dei liberali e democratici europei, e il Pde, Partito democratico europeo) ma che si presenteranno al voto di giugno su un'unica piattaforma (Renew Europe now), le forze della sinistra europea saranno divise tra due piattaforme distinte. 

E non finisce qui: siccome il Pel è l'unico ad essere formalmente costituito come un partito europeo in base alle leggi Ue, è l'unica formazione della sinistra continentale a poter esprimere uno spitzenkandidat per le elezioni. Per questo ruolo è stato nominato Walter Baier, leader dei comunisti austriaci e presidente del Pel dal dicembre 2022. Curiosamente, il suo partito nazionale (Kpö) non lo ha incluso nella lista elettorale e quindi non correrà per un seggio all'Europarlamento. Nonostante la sua popolarità, non è invece stata scelta Aubry per via della competizione domestica con i comunisti francesi – una di quelle lotte intestine alla sinistra continentale che lo stesso Baier ha deplorato in diverse occasioni come un favore involontario all'estrema destra. 

Programmi elettorali

Alle elezioni di giugno ci sarà quindi, da un lato, il Partito della sinistra europea (Pel), che ha definito il proprio manifesto durante l'assemblea di Lubiana dello scorso 24 febbraio, che per inciso è stato l'unico congresso di un partito europeo svoltosi a porte chiuse e rimasto dunque off-limits per i giornalisti. Dall'altro lato ci sarà invece il movimento Ora il popolo (Mlp), che al suo congresso il 16 febbraio ha adottato un programma in dieci punti. Non senza una certa ironia, è stata la stessa Aubry (che fa parte degli scissionisti dell'Mlp) ad affermare che "dobbiamo riunire la sinistra", sostenendo che l'obiettivo del suo movimento non è competere con il Pel ma allargare i confini di quell'area politica. Le ha fatto eco Baier con dichiarazioni non troppo dissimili, che testimoniano un clima relativamente disteso nonostante le due realtà si contendano lo stesso, piccolo, bacino elettorale: "Non vogliamo uniformità, ma un'unità d'azione che rispetti le differenze tra i partiti". "Esiste un accordo sugli elementi essenziali" tra le due piattaforme, ha aggiunto, il che dovrebbe essere "sufficiente per creare un'unità che superi le linee di partito".

E infatti, per quanto le due formazioni si presentino alle urne separatamente, i loro programmi sono decisamente simili: oltre al ruolo centrale che chiedono per le classi lavoratrici nella transizione ecologica (che rischierebbe di essere "dirottata" dagli interessi delle classi medio-alte), entrambe le piattaforme mettono al centro la narrativa pacifista tipica della sinistra radicale, che si oppone all'aumento delle spese militari in ambito Nato (in polemica con i Verdi, che hanno recentemente invertito la rotta su questo punto e sono a favore di un riarmo degli Stati europei). Un altro tema cardine è la crisi del costo della vita, con misure per contenere sia l'aumento delle bollette energetiche che l'emergenza abitativa. Condivisi inoltre l'opposizione alle politiche di austerità fiscale e il supporto alle battaglie transfemministe. E sia il Pel che l'Mlp si oppongono ad un secondo mandato dell'attuale presidente della Commissione, Ursula von der Leyen (definita una "guerrafondaia" da Baier), non avendola peraltro supportata nemmeno nel 2019.

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