rotate-mobile
Lunedì, 15 Aprile 2024
Patto di stabilità

Meno rigore, più flessibilità, così si possono ammorbidire le regole di bilancio

Il Parlamento europeo chiede alla Commissione più spazio di manovra per governi, per garantire che investimenti e riforme strutturali non deprimano la crescita. E i tempi per ridurre il debito vanno allungati

Si avvicina la resa dei conti sulla riforma del Patto di stabilità, le regole europee che mettono un freno alle politiche economiche degli Stati membri, stabilendo quanto possono o non possono spendere, e quali sono i livelli di debito e deficit accettabili. Mentre i ministri dell’Economia e delle finanze dei Ventisette cercano di chiudere l’accordo per definire la posizione del Consiglio, l’Aula di Strasburgo ha elaborato in maniera preliminare la propria, che andrà adottata a gennaio. Gli eurodeputati chiedono una maggiore flessibilità nella valutazione dei bilanci statali, in modo da non impedire gli investimenti strategici su cui imperniare la crescita.

Come cambia il Patto di stabilità (e cosa rischia l'Italia)

La luce verde della commissione parlamentare per gli Affari economici e monetari (Econ) è arrivata sulla posizione dell’assemblea circa la riforma del Patto di stabilità e crescita (Psc), che dal 1997 definisce le regole di bilancio per gli Stati membri e la cui applicazione era stata sospesa con la pandemia e congelata allo scoppio della guerra in Ucraina, ma che dal prossimo anno tornerà in vigore. Una votazione, quella di ieri (lunedì 11 dicembre), che ha visto prevalere una linea più morbida rispetto ai paletti fissati dai rigoristi del nord Europa al Consiglio Ue.

Più tempo per l’aggiustamento fiscale

L’accordo tra i governi dovrebbe essere concluso dopo Vertice dei capi di Stato e di governo, dal quale ci si attende un impulso positivo per superare gli ultimi scogli, in modo che possa essere convocato un Consiglio Ecofin straordinario tra il 18 e il 21 dicembre, per l’approvazione formale da parte dei ministri delle Finanze, che poi dovranno comunque negoziare anche il testo finale con il Parlamento europeo. Delle tre proposte legislative della Commissione solo una segue la procedura legislativa ordinaria di co-decisione, quindi solo in una il Parlamento ha formalmente voce in capitolo. Ma i deputati utilizzeranno comunque quelle trattative per influenzare l'intero pacchetto.

E da Strasburgo gli eurodeputati hanno mandato il loro messaggio: servono più credibilità, più spazio fiscale per i bilanci statali e una prospettiva solida per gli investimenti strategici. Questa, perlomeno, la posizione della commissione competente: la posizione finale, che definirà il mandato con cui i negoziatori dell’Aula cercheranno la quadra con quelli del Consiglio, verrà votata nella plenaria di gennaio.

Le novità più importanti riguardano il margine di manovra fiscale a disposizione dei Paesi membri, che i deputati vorrebbero aumentare. Nello specifico, l’idea è di includere più voci di spesa tra quelle che possono essere scorporate nel calcolo della spesa netta dei bilanci statali, sulla base della quale la Commissione decide la sostenibilità o meno del debito nazionale e raccomanda un percorso di rientro secondo i parametri del Psc.

Quanto al percorso di riduzione del disavanzo debito/Pil, fissato al 60%, l’Europarlamento chiede di allungare il periodo di riferimento per l’aggiustamento fiscale di 10 anni: non più un minimo di 4 e un massimo di 7 anni, ma 14 e 17 rispettivamente. Questa finestra allargata dovrebbe consentire, sostengono i deputati, di rafforzare "le dimensioni sociali e di investimento del sistema": in altre parole, si eviterebbe di costringere i Paesi ad adottare politiche di austerità e a ricorrere alle manovre 'lacrime e sangue' per risanare le finanze nazionali in tempi irrealistici.

Resterebbero invece invariati i criteri di rientro in termini percentuali: per i Paesi con un debito compreso tra il 60% e il 90% del Pil, si parla di una riduzione di tale rapporto dello 0,5% annuo, cifra che sale all’1% per chi sfora il tetto del 90%. Ma è evidente che, dilatando i tempi in cui tale riduzione va effettuata, i bilanci statali tirerebbero comunque un sospiro di sollievo.

Parola d’ordine: flessibilità

Inoltre, nella direzione di alcune richieste avanzate anche dal governo italiano, i parlamentari propongono di accettare un'eccezione alle sanzioni laddove uno Stato membro devia dai parametri di spesa (per un massimo di 5 anni) se tale spesa "è destinata a investimenti strategici che affrontano le priorità comuni dell’Ue", come ad esempio la transizione ecologica e digitale. In ogni caso, tutte queste interpretazioni andrebbero fatte dalla Commissione valutando caso per caso in maniera non meccanica.

All’esecutivo comunitario viene infine richiesta una certa flessibilità anche sulla presentazione di nuovi piani fiscali (o la revisione di quelli già approvati) nel caso di un avvicendamento politico alla guida dei governi nazionali.

Secondo Margarida Marques, deputata portoghese del gruppo dei socialisti, il testo approvato in commissione Econ sottolinea l’importanza di "regole fiscali più credibili e flessibili". Vale a dire, evitando un'applicazione meccanica dei parametri che faccia scattare automaticamente le procedure d’infrazione, va riconosciuto un adeguato spazio di manovra agli Stati membri nella definizione delle loro politiche di bilancio, così da realizzare investimenti strategici e riforme strutturali senza affossare la crescita.

Un mantra, quello del nesso tra stabilità e crescita, che sembra non fare ancora presa su alcune cancellerie continentali, nonostante le performance tutt’altro che brillanti che il rigore fiscale ha prodotto durante la crisi dell’euro. L’Italia, dal canto suo, è da tempo in prima linea per far intendere le ragioni della flessibilità ai colleghi nordici, ma ora pare che, raggiunto l’accordo tra Parigi e Berlino, a Roma non rimanga grande margine negoziale.

Continua a leggere su Europa.Today.it

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Meno rigore, più flessibilità, così si possono ammorbidire le regole di bilancio

Today è in caricamento