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Sabato, 15 Giugno 2024
L'ombra di Putin

Quanto contano in Europa i Paesi che hanno davvero paura di Putin

I Paesi baltici temono un'invasione da parte dell'esercito russo. Il nuovo governo in Polonia resta vicino a Kiev, ma è alle prese col malcontento degli agricoltori contro i prodotti ucraini

Meno immigrazione e crisi climatica e più guerra in Ucraina. Tra i dibattiti al centro delle Europee, la lista delle priorità dalle passate elezioni (quelle del 2019) è del tutto mutata. Il tema del conflitto tra Kiev e Mosca avrà un peso particolare nel rinnovo del parlamento europeo soprattutto in due blocchi di Paesi, quelli noti come "il gruppo di Visegrad" (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) e quelli baltici (Estonia, Lettonia e Lituania). I primi si erano progressivamente uniti negli ultimi anni a causa dell'emergenza immigrazione attraverso la cosiddetta "rotta balcanica".

Quella coesione si è progressivamente sfaldata, sia a causa delle nuove preoccupazioni dettate da Vladimir Putin sia dalle nuove maggioranze politiche sorte all'interno dei singoli Paesi. Mentre Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia restano guidati da leader populisti ed euroscettici, la Polonia con le recenti elezioni ha visto un cambio della guardia importante, con la perdita del potere dopo circa un decennio del Partito Diritto e giustizia (Pis) collocato nello spettro dell'ultradestra reazionaria. Il ritorno a Varsavia di Donald Tusk ha rimesso al centro l'europeismo e le esigenze dello stato di diritto. Meno Visegrad dunque e più "Triangolo di Weimar", col neo primo ministro che ha rispolverato un'antica alleanza con Francia e Germania. 

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Da Varsavia sia sostegno che critiche a Kiev

La Polonia con i suoi 38 milioni di abitanti è il Paese ad Est dal peso elettorale maggiore. Sono 53 gli eurodeputati da spedire a Strasburgo, dietro solo a Germania (96), Francia (81), Italia (76) e Spagna (61). Le distanze con Bruxelles si sono assottigliate, grazie ai rapporti ricuciti da Donald Tusk con la collega del Partito popolare europeo e presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. In patria però il governo ha questioni spinose da affrontare. Dopo un decennio in cui "l'orologio dei diritti" è stato violentemente spostato indietro dal Pis, il nuovo primo ministro deve mediare all'interno della sua stessa maggioranza sul diritto di aborto (quasi totalmente eliminato dal precedente governo) e la lotta al cambiamento climatico, indispensabile ma che solleva aspre critiche.

Sulle elezioni sono piombati a più riprese anche gli agricoltori polacchi, che nell'ultimo anno hanno portato in svariate occasioni nelle piazze e al confine la rabbia provocata dalla concorrenza ucraina, i cui prodotti in ingresso a basso prezzo starebbero rovinando il mercato dei produttori locali. Dalla solidarietà spontanea nei confronti dell'Ucraina, i polacchi sono passati ad una forma di intolleranza, almeno sul piano economico. L'Europa chiede sostegno "senza se e senza ma" a Kiev, ma i rapporti con Volodomyr Zelensky per Tusk sono diventati molto più delicati da gestire, in un difficile equilibrio tra diplomazia internazionale e critiche interne. 

I Paesi che temono l'invasione russa

I venti di guerra spirano impetuosi anche nei Paesi baltici, i più esposti alle scelte dell'esercito russo. Estonia, Lettonia e Lituania confinano con la Federazione russa, sia direttamente che tramite la Bielorussia, e temono quotidianamente che l'ira del Cremlino possa sconfinare nei loro territori. Dei 730 europarlamentari totali, questi Paesi ne eleggono in totale 27 (7 estoni, 9 lettoni e 11 lituani). Se l'esiguità degli eletti rende i cittadini meno attratti dalle urne, a spingerli in cabina potrebbe essere proprio il conflitto tra Mosca e Kiev. Secondo l'ultima indagine dell'Eurobarometro, in tutte e tre le ex repubbliche sovietiche oltre il 50% della popolazione considera la guerra in Ucraina come il tema principale che Bruxelles deve affrontare, contro un media europea ferma al pur consistente 35%. Dal momento del loro ingresso nell'Unione europea 20 anni fa, la popolazione dei tre Paesi baltici (1,3 milioni in Estonia, 1,8 in Lettonia e 2,8 in Lituania) non ha mai messo seriamente in discussione l'adesione al blocco Ue.

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Lontani quindi dall'euroscetticismo (più morbido rispetto al passato) che permea molti dibattiti dell'ultradestra continentale, i cittadini di questi Stati sono concentrati su temi essenziali, come il timore di essere "il prossimo fronte" per la Russia di Putin. Questo anche a causa della presenza di importanti minoranze russofone (soprattutto in Estonia e Lettonia). In cima all'agenda ci sono anche le infrastrutture, come il futuro collegamento ferroviario fra le tre repubbliche. I politici locali sono preoccupati dell'affluenza alle urne, che si prevede debole. Nel 2019 era stata molto bassa (poco sopra il 30%) fuorché in Lituania, dove aveva raggiunto il 53,48%. Secondo gli analisti quest'anno potrebbe diminuire anche in questo Paese, visto che le Europee si incastrano fra i due turni delle presidenziali, a maggio, e le elezioni legislative previste per ottobre. 
 

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