Martedì, 16 Luglio 2024
Elezioni europee 2024

Perché si parla tanto di capilista, perché sono importanti e (spesso) una presa in giro

Alle elezioni europee Giorgia Meloni ed Elly Schlein potrebbero presentarsi in tutte le cinque circoscrizioni del nostro Paese, ma senza alcuna intenzione di farsi eleggere. Perché?

Con l'avvicinarsi delle elezioni europee, fervono i preparativi per le liste dei candidati che aspirano a conquistare un seggio nel Parlamento di Bruxelles e Strasburgo. E i partiti stanno anche decidendo chi saranno i loro capilista, i candidati numero uno nelle cinque circoscrizioni in cui è divisa l'Italia. Sembra ormai certo che sia Fratelli d'Italia che il Partito democratico schiereranno in quella posizione le rispettive leader: Giorgia Meloni e Elly Schlein. Anche Forza Italia sta valutando se far correre Antonio Tajani, l'uomo che ha preso le redini degli azzurri alla morte dello storico leader e fondatore Silvio Berlusconi. Eppure, quasi sicuramente, nessuno di questi tre politici alla fine andrà a sedersi in uno degli scranni dell'Eurocamera, qualunque sia il suo risultato. E allora che si candidano a fare?

Candidarsi per non essere eletti

La decisione deriva dall'abitudine di usare il trucco, legale ma non correttissimo, di mettere un nome 'acchiappa voti' sulla scheda solo per far crescere i consensi e aumentare i voti a un determinato partito o lista. Alle europee c'è un sistema proporzionale con preferenze e soglia di sbarramento al 4%. Questo significa che oltre alla lista si possono selezionare fino a tre candidati, con il nostro Paese che eleggerà in tutto 76 eurodeputati (tre in più della scorsa elezione, grazie alla redistribuzione dei seggi lasciati dal Regno Unito con la Brexit). La quantità di eletti per ognuna lista dipende dal numero di voti ricevuto, all'interno della lista poi passa chi ha avuto più voti sul suo nome, indipendentemente dalla posizione in cui è stato candidato. Se si eleggono dieci candidati, passano i dieci che hanno avuto più voti a livello personale. Semplice. Si può essere anche l'ultimo della lista, ma se si prende anche un solo voto in più degli altri, si vince un biglietto per l'Europa. E qui entrano in gioco i capilista.

Il Parlamento europeo ha un problema con gli elettori

È chiaro che gli elettori di Pd e Fratelli d'Italia saranno spinti a scegliere Meloni e Schlein, le due leader, anche se queste non sono intenzionate davvero ad andare al Parlamento europeo. I loro nomi polarizzeranno voti e faranno crescere i consensi verso le loro liste. E le due potranno candidarsi, se lo vorranno, anche in tutte e cinque le circoscrizioni e, magari, finire per essere le più votate in tutte e cinque. Una volta elette dovranno scegliere quale dei cinque seggi (potenzialmente) conquistati vorranno accettare, rinunciando così agli altri quattro (o rinunciando a tutti e cinque come con ogni probabilità accadrà). A quel punto il secondo più votato prenderà il loro posto e così via, facendo rientrare tra gli eletti anche il primo dei non eletti, e così trascinando con sé più persone. Non si tratta di niente di nuovo ovviamente, sono anni che i nostri partiti usano questo trucco.

I risultati delle europee del 2019

Già alle scorse elezioni del maggio 2019 sia Meloni sia il leader della Lega Matteo Salvini furono candidati come capolista dei loro partiti in tutte e cinque le circoscrizioni elettorali, risultando sempre eletti e facendo incetta di voti: la prima raccolse in tutto 430mila preferenze, il secondo, campione di incassi, oltre 2,2 milioni. Ed entrambi rinunciarono immediatamente all'elezione, essendo la prima deputata alla Camera e il secondo ministro dell’Interno nel primo governo Conte, facendo la fortuna dei loro compagni di partito. Anche Silvio Berlusconi fece incetta di voti nelle tre circoscrizioni in cui si era candidato, venendo eletto in tutte e tre con 557mila preferenze totali. A quel punto scelse l'elezione nella circoscrizione Nord Ovest, tagliando fuori Lara Comi che risultò la prima non eletta, e lasciando liberi i posti conquistati al Sud e nelle isole per Fulvio Martusciello e Giuseppe Milazzo, anche loro primi non eletti. Quando poi nel novembre 2022 l'ex cavaliere fu eletto al Senato italiano, lasciò il suo seggio a Comi.

Il caso Altra Europa

La pratica di candidarsi per lasciare poi il posto a qualcuno può portare anche a delle rotture interne a partiti e coalizioni, soprattutto quando non si mantengono gli impegni presi. Esemplificativo è il caso che scoppiò nella lista L'Alta Europa con Tsipras nel 2014. La lista fu creata sull'onda dell'entusiasmo che stava allora suscitando il leader greco di Syriza, Alexis Tsipras. Fu allora che sotto il suo nome in Italia riuscì a unirsi anche la sinistra, solitamente litigiosa e amante delle micro scissioni, in una lista unica guidata dagli intellettuali. Nello specifico due ne presero le redini: Moni Ovadia e Barbara Spinelli, figlia di Altiero, uno dei padri fondatori dell'Europa. Entrambi si candidarono come nomi puramente simbolici, per guidare lo sforzo di superare la fatidica soglia di sbarramento, per poi lasciare il posto ad altri. Questo era l'impegno.

Il problema nacque quando poi la soglia fu davvero superata, contro ogni più rosea aspettativa, mentre Ovadia lasciò come promesso il posto all'ex giornalista (ora scomparso) Curzio Maltese, Spinelli trovò troppo ghiotta l'opportunità di diventare eurodeputata. Così la saggista e intellettuale decise di rinunciare al seggio del Sud, facendo quindi eleggere Eleonora Forenza di Rifondazione, ma non a quello del Centro che sarebbe dovuto toccare a Marco Furfaro, di Sinistra e Libertà. Inutile dire che la cosa fece immediatamente traballare la già difficile alleanza. E inutile dire che poi Spinelli lasciò anche l'Altra Europa (ma non il seggio), dando poi il colpo di grazia definitivo a questo ennesimo, fallimentare tentativo di unire la sinistra.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché si parla tanto di capilista, perché sono importanti e (spesso) una presa in giro
Today è in caricamento