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Venerdì, 21 Giugno 2024
Verso il voto / Irlanda

Il Paese europeo che resiste all'avanzata dell'ultradestra

Alle prossime elezioni per il Parlamento Ue, in Irlanda i conservatori e i sovranisti dovrebbero restare a secco di voti. Ma potrebbero essere i candidati indipendenti a insidiare i partiti tradizionali

Come tutti i sondaggi ripetono ormai da mesi, alle europee del mese prossimo dovremmo assistere ad un aumento importante del voto per le formazioni dell'estrema destra a Strasburgo. Ora che persino "l'eccezione portoghese" è venuta meno, l'unico Paese del blocco che sembra ancora in grado di resistere a questa tendenza è l'Irlanda. Ma a preoccupare i partiti tradizionali a Dublino è un'altra minaccia: quella dei candidati indipendenti.

Il 7 giugno sarà un election day per gli elettori irlandesi, che saranno chiamati a esprimersi sia per l'Europarlamento sia per il rinnovo dei consigli comunali e locali, il che dovrebbe portare ad un'affluenza maggiore rispetto al voto europeo di cinque anni fa. Nel tentativo di prevedere i risultati delle urne, tuttavia, gli osservatori hanno individuato almeno due dinamiche insolite, almeno se paragonate al resto degli Stati membri in cui si voterà per le europee. 

La rincorsa degli indipendenti

Da un lato, la novità di queste elezioni sembra essere il successo dei candidati indipendenti, che secondo gli ultimi sondaggi stanno insidiando sempre più da vicino i partiti mainstream tanto di governo quanto di opposizione. A inizio mese il sito The Journal ha rilevato come, per la prima volta nella storia dell'isola, quasi un elettore su quattro indicava di voler votare per candidati classificati come indipendenti. Si tratta di un dato aggregato, naturalmente, nel senso che quel 24% è la somma dei gradimenti raccolti dai candidati di varie forze politiche (Independent Ireland, Rabharta, Irish Freedom Party, Ireland First, e The Irish People). 

Ma l'aspetto importante era il sorpasso sul Sinn Féin, storico partito della sinistra repubblicana irlandese attivo anche nell'Irlanda del Nord (dove fu il braccio politico dell'Ira fino agli Accordi del Venerdì Santo del 1998), che The Journal dava al 22% del consenso popolare – cioè il primo partito preso singolarmente, da quando ha vinto le elezioni politiche del 2020 – e che a Strasburgo siede nei banchi della Sinistra (The Left – Gue/Ngl). Dietro il Sf, il sondaggio metteva il Fine Gael (membro del Ppe) al 19% e il Fianna Fáil (Renew) al 16%, seguiti a distanza dai Verdi al 6% e dai socialdemocratici al 5%. 

I consensi per gruppo d'età (fonte: The Journal)

L'estrema destra al palo

Dall'altro lato, a distinguere (probabilmente) l'Irlanda rispetto agli altri Paesi Ue sarà lo scarso successo dell'estrema destra. Dopo il voto dello scorso marzo per il parlamento nazionale di Lisbona, che ha visto il partito populista della destra radicale Chega ("Basta") arrivare terzo, gli osservatori avevano parlato della fine della cosiddetta "eccezione portoghese". Ma, a meno di stravolgimenti eccezionali da qui al 7 giugno, Dublino dovrebbe rimanere l'ultimo argine europeo al vento della destra, dato che non dovrebbero arrivare rinforzi irlandesi né ai Conservatori dell'Ecr né ai sovranisti di Id. 

Mentre l'emorragia di consensi dei partiti tradizionali va principalmente verso gli indipendenti, non sembra che su questa evoluzione stia capitalizzando la destra, storicamente debole nell'isola. In un Paese come l'Irlanda, in cui la tolleranza verso l'ingresso di migranti e rifugiati è sempre stata generalmente alta, quella della migrazione era un'arma spuntata. Ma questo potrebbe cambiare: da diversi mesi il dibattito pubblico è incentrato sulla crisi abitativa che attanaglia il Paese, che ha portato in primo piano anche la politica migratoria di Dublino e di Bruxelles. Tuttavia, come si diceva, non sembra essere ancora emerso alcun soggetto politico in grado di monopolizzare il discorso politico su questo tema. 

Questioni di prospettiva

Ad ogni modo, non tutti sono convinti che le elezioni del mese prossimo saranno poi così diverse dal solito. Secondo Dick Roche, che a Dublino ha ricoperto diverse cariche ministeriali negli anni, non è ancora detta l'ultima parola e i partiti tradizionali "potrebbero evitare il 'calcio' che molti commentatori hanno previsto". 

In effetti, come abbiamo detto, il favore che stanno raccogliendo gli indipendenti è appunto aggregato. Questo significa che i maggiori partiti irlandesi come quelli di governo Fianna Fáil e Fine Gael (che esprime il primo ministro Simon Harris) e quello di opposizione Sinn Féin sono ben posizionati per mantenere almeno tre seggi ciascuno a Strasburgo, se non quattro. In totale, l'Irlanda manderà a Strasburgo 14 eurodeputati: chi tra questi arriverà dai partiti indipendenti è ancora tutto da vedere, anche considerando le complessità del sistema elettorale nazionale.

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