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Venerdì, 21 Giugno 2024
Fake news

"L'Unione europea vuole farci mangiare insetti e carne sintetica"

Le accuse all'Europa: cosa c'è di vero

La lotta contro i "nuovi cibi" è uno dei cavalli di battaglia contro l'Unione europea, soprattutto da parte della Lega e di Fratelli d'Italia, supportate dai sindacati agricoli che hanno messo in guardia la popolazione dai pericoli che l'Europa vorrebbe introdurre sulle nostre tavole. Cosa c'è di vero in queste affermazioni? Davvero poco.

Dal 2021 l'Unione europea ha deciso di autorizzare la commercializzazione di una serie di insetti, quali il tenebrione mugnaio (noto come "tarma della farina) e i grilli. Solo dopo una rigorosa procedura di valutazione scientifica effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), i governi hanno dato il via libera per autorizzare gli operatori del settore alimentare a immettere questi prodotti sul mercato dell'Ue.

Nonostante le forti critiche espresse a difesa dell'italianità, anche produttori del Belpaese hanno deciso di investire in questo settore, dove vedono numerose potenzialità. L'esempio è dato da Nutrinsect, una startup delle Marche, che produce 2 tonnellate di derivati dagli insetti per uso alimentare e punta ad arrivare a sei entro la fine del 2024. "Naturalmente spetta ai consumatori decidere se introdurre o meno gli insetti nella propria dieta", ha sottolineato Rafael Perez, team leader per i nuovi alimenti presso la Direzione generale sulla Salute dell'Ue.

Anche se molti consumatori restano diffidenti, va ricordato che il loro consumo non è una novità assoluta. In oltre 130 Paesi e per circa 2 miliardi di persone, scarafaggi, vermi e grilli sono una parte tradizionale della dieta quotidiana. Solo questione di povertà e inaccessibilità ad altri cibi? Non proprio. Secondo gli scienziati questi alimenti forniscono preziose vitamine e minerali, insieme a molte proteine. 

L'altro spauracchio è quello della "carne sintetica" o delle "vacche sintetiche", come le definisce la candidata di Fratelli d'Italia Lara Magoni, che l'Europa ci starebbe imponendo di mangiare. Gli scienziati parlano invece di "carne coltivata", perché si parte dalle cellule campione di un animale, trattate ed inserite all'interno di un fermentatore (o bioreattore) simile a quello usato per la birra. All'interno ci sono le condizioni ideali per le cellule per moltiplicarsi, passando poi in altri fermentatori, dove possono "specializzarsi", diventando ad esempio grasso o muscoli.

Finora l'Unione europea non ha autorizzato la commercializzazione di questi prodotti, ma si è limitata a finanziare progetti mirati a capirne la sicurezza per la salute e la sostenibilità. Sono stati erogati circa 4,5 milioni di euro destinati a 4 progetti nell'ambito del programma Horizon 2020. Ci sono poi finanziamenti più generici sulle proteine alternative, come i 9 milioni di euro stanziati per la ricerca sulla creazione di ingredienti a base di fermentazione per migliorare il sapore e la consistenza dei prodotti a base vegetale che replicano alimenti a base di carne, latticini e pesce. In breve, l'Unione europea non ci sta obbligando a consumare nulla che non vogliamo, ma lascia le porte aperte alla ricerca scientifica e ad alimenti già abitualmente consumati in altre parti del mondo. Spetta ai cittadini decidere cosa e come mangiare. 

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