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Venerdì, 21 Giugno 2024
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"L'Europa vuole imporci l'ideologia gender e l'utero in affitto"

Le accuse all'Ue: cosa c'è di vero

Tra il 2022 e il 2023, un testo proposto dalla Commissione Ue e approvato dal Parlamento europeo (ma ancora non entrato in vigore) è stato presentato da molti media italiani come un'imposizione dell'Ue a "rifilare l'utero in affitto".

La proposta mira a "armonizzare le norme di diritto internazionale privato in materia di filiazione". Nelle sue premesse, Bruxelles chiarisce di non voler entrare nel diritto di famiglia, che rimane nelle mani esclusive dei singoli Stati: nessun obbligo di riconoscere le coppie gay, né tantomeno la maternità surrogata. L'intento, semmai, è di far rispettare i diritti di bambini, a prescindere se figli di coppie gay o etero, nel passaggio da un Paese Ue all'altro. "La proposta è incentrata sull'interesse superiore e sui diritti del bambino", spiega la Commissione, evidenziando che "la genitorialità stabilita in uno Stato membro dovrebbe essere riconosciuta in tutti gli altri Stati membri, senza alcuna procedura speciale", incluso il riconoscimento per i "genitori dello stesso sesso".

Per capire meglio il problema bisogna fare riferimento ad alcuni casi in cui figli di coppie gay si sono trovati in una sorta di limbo quando i loro genitori si sono spostati da uno Stato membro dell'Ue all'altro. Nel 2021, per esempio, la Corte di giustizia dell'Ue aveva condannato la Bulgaria, che si era rifiutata di rilasciare carta d'identità e passaporto a una bambina di due anni, nata in Spagna da madre bulgara, perché la madre era sposata con un'altra donna (cosa legale in Spagna, ma non in Bulgaria). In quell'occasione, la Corte spiegò che, sebbene la competenza sul diritto di famiglia è di competenza esclusiva dei singoli Stati, quando si tratta del diritto alla libera circolazione delle persone, che è invece una della basi a fondamento dell'adesione all'Ue, questo va riconosciuto da un Paese all'altro. 

I 2 milioni di bambini nel limbo

Casi come quello della bambina bulgara riguarderebbero circa 2 milioni di minori nell'Unione. Per loro, già oggi il diritto europeo prevede che "la filiazione accertata in uno Stato membro sia riconosciuta in tutti gli altri Stati membri per alcuni scopi: accesso al territorio, diritto di soggiorno, non discriminazione rispetto ai cittadini nazionali". Ma tale previsione si scontra con la burocrazia (e spesso la politica), oltre che con interpretazioni giuridiche discordanti.

Da qui, il primo obiettivo del regolamento della Commissione, che è quello di rendere automatico il riconoscimento della filiazione nel rispetto della legge già in vigore. Per farlo, Bruxelles propone di istituire il Certificato europeo di genitorialità: questo documento potrà essere richiesto dai figli (o dai loro rappresentanti legali) allo Stato membro "che ha accertato la filiazione" e potrà essere utilizzato "come prova della filiazione in tutti gli altri Stati membri". Ma la Commissione fa anche un passo in più: oltre ai diritti già sanciti da sentenze della Corte Ue, il nuovo regolamento vuole consentire "ai figli di beneficiare in situazioni transfrontaliere dei diritti derivanti dalla filiazione ai sensi del diritto nazionale, in materie quali la successione, i diritti alimentari o il diritto dei genitori di agire in qualità di rappresentanti legali del minore (per motivi di scolarizzazione o di salute)".  

La maternità surrogata

Cosa c'entra tutto questo con la maternità surrogata? Poco o nulla. A oggi, nessun Paese Ue prevede espressamente il suo riconoscimento: la stragrande maggioranza, come l'Italia, lo vieta espressamente. Alcuni, come il Belgio o l'Olanda, prevedono solo il riconoscimento della maternità surrogata "non a fini commerciali", ossia senza che il patto privato tra una coppia e la madre surrogata preveda un pagamento. A ogni modo, come spiegato in una audizione al Senato dal Garante italiano per l'infanzia, Carla Garlatti, la proposta della Commissione Ue "non agevola, come qualcuno teme, il ricorso alla pratica della maternità surrogata. Infatti, esso non comporta un riconoscimento automatico della paternità o della maternità (del bambino nato da maternità surrogata, ndr), un automatismo che nel nostro ordinamento è impedito dalla contrarietà all’ordine pubblico. Il divieto non fa differenze: riguarda tanto le coppie omoaffettive quanto quelle eteroaffettive". 

Si aggiunga che lo scorso aprile il Parlamento europeo ha approvato una legge che prevede l'inserimento dello sfruttamento della maternità surrogata tra i crimini validi in tutta l'Ue.

L'ideologia gender

Quanto all'ideologia gender, nota anche come "teoria gender", è stata coniata da ambienti cattolici conservatori negli anni '90 del secolo scorso, per indicare un "complotto" volto a distruggere e minare le basi della "famiglia tradizionale".

Gli ambienti accademici sono concordi nel ritenere che questa "ideologia" non esiste, ma sia un "argomento fantoccio" per attaccare le rivendicazioni femministe (come l'uguaglianza uomo-donna) e della comunità Lgbt+, mirate invece a difendersi dalle discriminazioni in atto nel mondo, che arrivano fino alle condanne a morte per gli omosessuali. Si pensi ad esempio all'intervento della deputata di Fratelli d'Italia e candidata alle Europee, Maddalena Morgante, che ha definito l'edizione di quest'anno di Sanremo, "l'ennesimo spot in favore del gender". L'unico ruolo dell'Unione europea in questi anni è stato quello, su spinta di Stati membri più avanzati, di promuovere attivamente l'uguaglianza per le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali negli ultimi 25 anni, attraverso iniziative di sensibilizzazione affinché si possa godere tutti degli stessi diritti a prescindere dalla persona amata.

Nonostante ciò, discriminazioni, vessazioni, incitamento all'odio e violenze sono ancora all'ordine del giorno per le persone Lgbt+, i cui diritti in alcuni Paesi stanno pericolosamente arretrando a causa delle politiche adottate da governi ultraconservatori, come avvenuto per anni in Ungheria, Polonia e recentemente in Italia. 

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