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Venerdì, 21 Giugno 2024
Fake news

"L’Europa ci vuole togliere la casa e l’auto"

Le accuse all'Ue: cosa c'è di vero

Una tesi che circola da tempo tra media e politica nostrani è quella per cui "l’Europa ci vorrebbe togliere la casa e l’auto". Ed è un tema su cui diversi partiti, soprattutto nel centrodestra, hanno costruito la propria campagna elettorale per le europee. Ma è davvero così? Non esattamente. 

Case e ristrutturazioni

Partiamo dalla cosiddetta direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia europea, meglio nota come direttiva Case green. Questa legge prevede di rendere più efficiente da un punto di vista energetico il parco edilizio dei Ventisette per abbattere le emissioni e gli sprechi energetici, abbassando contestualmente anche le bollette. Come? La direttiva non dice quante e quali case ristrutturare, ma stabilisce una serie di criteri. 

Innanzitutto, tutti gli edifici residenziali o di proprietà privata che saranno costruiti a partire dal 2030 dovranno essere a emissioni zero. Per quanto riguarda gli edifici già esistenti, e quindi da ristrutturare, l'obiettivo è di renderli tutti a zero emissioni entro il 2050, in un periodo quindi di 25 anni, anche se ci sono tutta una serie di eccezioni che vedremo più avanti. A partire dal 2040, poi, le "normali" caldaie a gas o gpl non potranno più essere messe in commercio, né potranno essere installate negli edifici di nuova costruzione residenziali e non residenziali.

Chi dovrà fare i lavori

Come si tradurrà tutto questo per le tasche degli italiani? Prevederlo, a oggi, è molto complesso. Ma ci sono una serie di fattori che fanno pensare che il grido d'allarme lanciato nel nostro Paese durante l'iter della legge sia stato eccessivo, per usare un eufemismo. Innanzitutto, trattandosi di una direttiva, le nuove regole dovranno essere attuate dai singoli Stati membri, i quali avranno un certo margine di flessibilità.

Senza entrare nei dettagli tecnici (qui per chi volesse approfondire), è molto probabile che le prime ristrutturazioni dovranno riguardare gli edifici che oggi hanno le classi energetiche più basse, ossia F e G. Secondo l'Ance, l'Associazione nazionale costruttori edili, si tratta di 3,8 milioni di abitazioni. Se aggiungessimo anche le circa 2 milioni di case di classe E, il totale arriva a 5,8 milioni. Ci sono però delle eccezioni da tenere in considerazione.

La prima e più importante è quella per le case utilizzate solo per le vacanze, visto che il testo specifica che la direttiva non dovrà riguardare appartamenti "destinati a essere usati meno di quattro mesi all'anno". Inoltre i Paesi membri avranno la facoltà di escludere gli edifici protetti in virtù del loro particolare valore architettonico o storico, edifici tecnici, luoghi di culto ed edifici del settore agricolo. In questo modo l'Italia potrà tutelare quei palazzi che, seppur energeticamente non efficienti, fanno parte del patrimonio della nostra nazione. 

Chi paga

La direttiva non specifica chi dovrà farsi carico dell'investimento, e starà quindi agli Stati decidere se sostenerlo con fondi pubblici o meno. L'Italia potrebbe per esempio tenere conto l'utilizzo del nuovo Fondo sociale per il clima, varato dall'Ue anche per aiutare i cittadini a coprire i costi delle ristrutturazioni.  

Le auto

Questo fondo è stato pensato anche per aiutare le famiglie nel passaggio alle auto elettriche. Come è noto, l'Ue ha varato un regolamento che introduce il divieto di vendita di auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Tuttavia, questa legge contiene una sorta di freno di emergenza in base al quale la Commissione potrà rinviare questo stop. Entro il 2026, Bruxelles dovrà realizzare un rapporto di valutazione sui progressi nella transizione. Se tali progressi saranno considerati insufficienti a prevenire gravi ripercussioni sul settore dei trasporti europeo (compresi prezzi troppo alti della auto elettriche per le fasce della popolazione con i redditi più bassi), la vita del motore a combustione per i veicoli leggeri potrebbe essere allungata. L'ipotesi del rinvio sta prendendo sempre più piede: una recente analisi della stessa Commissione europea ha messo in rilievo i ritardi dell'industria e delle infrastrutture dell'Ue nella corsa all'auto elettrica. 

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