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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Verso il voto / Ucraina

Il peso dell'Ucraina sulle elezioni europee

La prospettiva di un ingresso di Kiev e le proteste degli agricoltori contro le importazioni ucraine dividono gli elettori Ue. E potrebbe condizionare non solo la campagna elettorale, ma anche le trattative sulla futura maggioranza a Bruxelles

L'Ucraina non è ancora un membro dell'Unione europea, ma la guerra contro la Russia e il suo cammino verso l'integrazione nel blocco potrebbero condizionare, e non poco, l'esito delle prossime elezioni europee. Soprattutto all'indomani del voto, quando inizieranno le trattative per stabilire la nuova maggioranza di governo a Bruxelles e Strasburgo. Trattative che potrebbero vedere una spaccatura tra Fratelli d'Italia e la Lega proprio sulla questione ucraina, lasciando ancora una volta Identità e democrazia (Id), il partito dei sovranisti di cui fa parte il Carroccio, fuori dalle stanze del potere.

L'adesione divide gli elettori

In attesa del post voto, però, Kiev sta già animando la campagna elettorale. Le proteste degli agricoltori hanno preso di mira gli accordi commerciali con l'Ucraina, e i governi Ue stanno cercando di forzare la mano alla Commissione europea affinché introduca delle restrizioni alle importazioni di prodotti agricoli da Kiev, grano compreso. A preoccupare le organizzazioni di categoria, però, è anche la prospettiva dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione: dato che i finanziamenti europei per l'agricoltura si basano sulla superficie coltivata dei singoli Stati, Kiev diventerebbe il primo beneficiario di tali fondi, mentre gli attuali membri dell'Ue vedrebbero ridurre in media del 20 per cento i loro soldi.

Anche per questo, la prospettiva di un'adesione ucraina non convince del tutto gli elettori europei. Secondo l'ultimo sondaggio Ipsos, condotto per l'emittente Euronews, il 35 per cento dei cittadini Ue è apertamente contrario all'ingresso di Kiev, mentre il 20 per cento è indeciso. A favore è il 45 per cento, che resta comunque la maggioranza. I dati, pero, non riflettono bene quelle che sono le divisioni politiche tra governi "amici" e le principali forze politiche.

Chi si schiera con Kiev

I Paesi più favorevoli a un allargamento all'Ucraina sono Finlandia, Portogallo e Spagna, con il 68 per cento di sostenitori di un ingresso di Kiev nell'Ue. Altri Stati dove la maggioranza degli elettori è favorevole a questa prospettiva sono Svezia, Polonia, Danimarca e Romania. L’Italia si posiziona circa a metà classifica, con il 41 per cento che sostiene l’ingresso dell’Ucraina nell'Ue, il 33 che si dichiara contrario e il 26 di indecisi. Significativo l'elenco di Paesi dove i contrari sono in maggioranza: se l'opposizione a Kiev degli elettori nell'Ungheria di Viktor Orban non desta stupore, non fa dormire certo sogni tranquilli al presidente Volodymyr Zelensky l'alta percentuale di contrari in Germania (41) e Francia (44).  

Guardando ai partiti europei, la maggior parte degli elettori delle forze che compongono l'attuale "maggioranza Ursula" (dal nome della presidente della Commissione von der Leyen) si dicono favorevoli all'adesione: sono il 58 per cento tra i socialisti (di cui fa parte il Pd), il 56 tra i popolari del Ppe (di cui fa parte Forza Italia), e il 51 tra i liberali di Renew. Nell'Ecr, il partito dei conservatori guidato dalla premier Giorgia Meloni, i favorevoli sono il 47 per cento, mentre i contrari rappresentano il 37 per cento. L'unico partito europeo dove i contrari sono in maggioranza (e non di poco) è quello dei sovranisti dell'Id (64 per cento contro il 21). 

Il dilemma della destra

Proprio queste divisioni tra le due anime della destra europea potrebbero finire al centro della campagna elettorale e condizionare le trattative post voto. Il leader della Lega Matteo Salvini sta pressando da tempo gli alleati di governo in Italia perché l'unità del centrodestra venga replicata anche in Europa. A oggi, però, questo scenario sembra improbabile: se l'Ecr di Meloni e il Ppe di von der Leyen sembrano aver trovato un terreno comune di dialogo, l'Id continua a scontare quello che viene definito un "cordone sanitario" da parte delle principali forze politiche europee, centrodestra compreso. Una delle ragioni principali, se non la principale, è l'accusa ai sovranisti di essere filo-russi. Di sicuro, come abbiamo visto, gli elettori di Id sono i meno favorevoli a un futuro europeo per l'Ucraina.

È anche vero, però, che i sondaggi vedono i partiti sovranisti in crescita un po' in tutta l'Ue, e a giugno, quando si voterà per le europee, potrebbero ottenere oltre 80 seggi, divenendo la terza forza dell'Eurocamera. Il loro peso, unito alle crescenti diffidenze nell'elettorato sull'ingresso di Kiev anche tra i partiti fino a ieri più pro-Ucraina (si pensi ai conservatori polacchi del PiS), potrebbe comunque condizionare il sostegno di Strasburgo a Zelensky. In ballo non c'è solo l'ingresso nell'Ue, ma soprattutto, nell'immediato, il futuro degli aiuti militari e dei fondi per la ricostruzione. 

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