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Sabato, 18 Maggio 2024
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Dopo le europee la partita delle presidenze delle istituzioni Ue: cosa succederà

Il voto di giugno sancirà la fine dell'attuale legislatura di Strasburgo e l'avvio del prossimo ciclo istituzionale, che prevede un ricambio non solo del Parlamento ma anche della Commissione e di altri vertici dell'Unione

Le elezioni europee del prossimo 6-9 giugno segneranno la fine della legislatura uscente dell'Eurocamera, la nona, e l'inizio della decima. Ma quel voto non ci dirà solo come cambierà il volto del Parlamento: con esso si aprirà un nuovo ciclo istituzionale che stabilirà l'indirizzo politico dell'Unione per i prossimi cinque anni. Europa Today vi spiega come si articolerà questo processo e quali tappe ci aspettano a partire dal 10 giugno. 

Campagne elettorali

Formalmente, la nona legislatura si chiuderà il 15 luglio, quando ci sarà a Strasburgo il passaggio di consegne con i nuovi eletti, che entreranno ufficialmente in carica il giorno successivo (la seduta inaugurale è fissata dal 16 al 19). Ma ufficiosamente i lavori dell'Aula sono terminati con l'ultima plenaria che si è tenuta dal 22 al 25 aprile, quando in una sessione di votazioni fiume i deputati hanno adottato la loro posizione definitiva su 89 file legislativi, un record storico. Da allora l'Europarlamento è in recesso e non ci sono attività previste in agenda.

Elezioni europee: tutto quello che c'è da sapere

Siamo dunque in piena campagna elettorale: i partiti nazionali hanno già iniziato da tempo ad alzare i toni per posizionarsi nei vari Stati membri, dato che (come abbiamo spiegato in questo vademecum che vi suggeriamo di leggere) le elezioni europee sono in realtà ben poco europee, nel senso che si tratta di 27 competizioni distinte. 

Aspettiamoci quindi volare sempre più stracci tra le forze politiche in tutti i Paesi, con rimbalzi di responsabilità e scambi di accuse che potrebbero anche far scricchiolare le coalizioni di governo, la sopravvivenza delle quali sarà messa alla prova proprio dal voto di giugno. Potrebbe succedere ad esempio in Italia, con l'incognita relativa alla performance della Lega (dalla quale dipende la segreteria del vicepremier Matteo Salvini), ma anche in Germania, dove i Verdi sembrano destinati a una sonora sconfitta, mettendo in crisi la maggioranza "semaforo" di Olaf Scholz. 

Dal canto suo, il Parlamento europeo è entrato nella fase più calda della sua campagna di comunicazione per convincere i cittadini dei Ventisette a recarsi alle urne. Tra le altre cose, ha fissato per il 23 maggio un dibattito di alto livello tra gli Spitzenkandidaten dei vari partiti europei, cioè i candidati di punta scelti da ciascuna famiglia politica dell'Unione come eventuale profilo per la presidenza della Commissione. 

Il nuovo ciclo istituzionale

Le elezioni europee non servono infatti solo a rinnovare la legislatura di Strasburgo. Ogni cinque anni si rimescolano le carte per tutte le principali istituzioni del blocco, facendo ricominciare quello che in gergo si chiama "ciclo istituzionale". Si tratta di un delicato processo di equilibrismo politico, che prevede una strategia di compromesso per occupare tutte le caselle più pesanti dell'architettura istituzionale dell'Ue, i cosiddetti top jobs: la presidenza della Commissione, quella del Consiglio europeo (che riunisce i capi di Stato o di governo degli Stati membri) e la carica di Alto rappresentante per la politica estera (che è anche vicepresidente dell'esecutivo comunitario). La presidenza dell'Aula non rientra invece in questi giochi, poiché viene determinata da un accordo interno all'assemblea tra i nuovi eletti: al(la) presidente viene conferito un mandato (rinnovabile) di due anni e mezzo, cioè metà legislatura.

I risultati del voto per il Parlamento servono a definire la composizione dell'emiciclo, e funzionano come cartina da tornasole per capire i rapporti di forza tra i partiti europei: i Popolari di centro-destra (Ppe), i Socialisti di centro-sinistra (Pse), i Liberali (Renew), i Verdi, la Sinistra e le destre, cioè i Conservatori (Ecr) e i sovranisti (Id). Ciascuno di questi partiti organizza i propri eletti creando (o mantenendo) il proprio gruppo parlamentare: le regole di procedura dell'Aula prevedono un minimo di 23 eurodeputati provenienti da almeno un quarto dei Paesi membri (attualmente sette). I presidenti di tutti i gruppi si riuniscono nell'organo di direzione dell'emiciclo, la Conferenza dei capigruppo, presieduta dal(la) presidente dell'Aula. Questa è una delle primissime attività della nuova legislatura, da compiere nella prima sessione plenaria di luglio, insieme all'elezione dell'ufficio di presidenza (un presidente, 14 vicepresidenti e cinque questori). Successivamente, vengono assegnate le presidenze delle commissioni parlamentari, nell'ennesimo bilanciamento politico tra i vari gruppi. 

Programma e candidata del Ppe

Programma e candidato del Pse

Programma e candidati di Renew

Programma e candidati dei Verdi

Programma e candidati della Sinistra

Programma dell'Ecr

Programma dell'Id

Un'infografica del Parlamento europeo che riassume in maniera indicativa le prossime tappe dopo le elezioni giugno (foto EPRS)

La nuova Commissione

Ora, stando ai trattati, il presidente della Commissione è nominato dal Consiglio europeo sulla base dei risultati delle elezioni per l'Eurocamera. Questo significa che i leader dei Ventisette devono individuare una personalità in grado di ottenere il supporto da una maggioranza parlamentare, in modo da avere una ragionevole certezza che le proposte legislative dell'esecutivo comunitario vengano approvate dall'Aula senza (troppi) problemi. Qui entrano in gioco le dinamiche di compromesso cui accennavamo, per cui l'intero processo di nomine si trasforma in un gigantesco do ut des: ogni famiglia politica vuole almeno una casella per sé tra quelle menzionate prima, e a volte i negoziati si protraggono per diversi mesi. 

I leader si incontreranno informalmente il 17 giugno e inizieranno a cercare l'accordo su una rosa di nomi, cercando di completarla per il summit ufficiale in calendario per fine mese (27-28). Tecnicamente, per questa nomina è sufficiente la maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentano almeno il 65% della popolazione dell'Unione), ma è evidente che si cerca sempre il maggior consenso politico possibile. Calendario alla mano, è verosimile che la nuova Commissione sarà operativa a dicembre. 

Prima che questo avvenga, però, ci sono ancora un paio di passaggi. Il nuovo capo in pectore dell'esecutivo comunitario dovrà anzitutto presentarsi al Parlamento, dal quale dovrà essere eletto a maggioranza semplice (con scrutinio segreto). Se gli eurodeputati non garantiscono il loro sostegno al candidato individuato dai leader, questi ultimi devono nominarne un altro. Idealmente, l'elezione del presidente della Commissione dovrebbe avvenire nella plenaria di settembre. 

A questo punto, va formato il resto del Collegio: sulla base dei suggerimenti delle cancellerie nazionali, ognuna delle quali ha "diritto" ad un commissario, il Consiglio dell'Ue (e non il Consiglio europeo) stila in accordo con il presidente-eletto della Commissione una lista dei membri del futuro esecutivo comunitario, incluso l'Alto rappresentante, che dovranno sottoporsi a delle audizioni durante le quali gli eurodeputati valuteranno la loro adeguatezza rispetto al ruolo per cui sono stati proposti. Il processo si conclude quando il Parlamento conferma, sempre a maggioranza, la nuova Commissione come organo unitario: in caso di esito positivo, il Collegio entra in funzione; altrimenti, l'intero esecutivo "decade" e bisogna ricominciare l'intero iter dal Consiglio europeo.

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