Martedì, 16 Luglio 2024
Stretta online

Da Spotify a OnlyFans: cosa cambia per le piattaforme online

Al via le nuove norme Ue contro disinformazione e abusi anche per applicazioni e social media al di sotto dei 45 milioni di utenti

Il 17 febbraio potrebbe essere una data storica per gran parte delle applicazioni digitali entrate ormai nella vita quotidiana di italiani ed europei: la nuova legge Ue sui servizi digitali (Dsa) entra in vigore anche per le piattaforme con meno di 45 milioni di utenti, dopo il primo avvio che ha riguardato i giganti del settore. Scopo della Dsa è combattere la disinformazione e gli abusi online, come il revenge porn. Pena multe fino al 6% del fatturato globale di chi sgarra.

Stretta su disinformazione e contenuti pericolosi

Che l'Ue faccia sul serio lo si è capito già dalle prime indagini avviate sui big dei social media, in particolate su X, l'ex Twitter oggi finito nell'orbita di Elon Musk. Lo scorso dicembre, Bruxelles ha aperto una procedura contro il social media per "la presunta diffusione di contenuti illegali e di disinformazione, in particolare la diffusione di contenuti terroristici e violenti e incitamenti all'odio" riguardanti l'attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre. 

In base alla legge, le piattaforme devono mettere in campo tutte le azioni necessarie per impedire in via preventiva e, laddove non è stato possibile, per rimuovere tempestivamente tutti i contenuti e i prodotti ritenuti pericolosi per gli utenti. Come dicevamo, fino a oggi tali obblighi sono stati applicati ai giganti del settore. Adesso, la stretta scatta anche su piattaforme al di sotto dei 45 milioni di utenti, categoria all'interno della quale si trovano nomi noti del calibro di Telegram, Spotify, OnlyFans e eBay. 

In generale, la Dsa si applica ora a tutte le piattaforme online, a eccezione delle piccole e microimprese che occupano meno di 50 persone e il cui fatturato annuo è inferiore ai 10 milioni di euro. Inoltre, gli obblighi riguardano anche i servizi di hosting (ad esempio servizi cloud o sistemi di nomi di dominio, servizi di base che collegano gli utenti agli indirizzi web richiesti), nonché agli intermediari online (ad esempio fornitori di servizi Internet o dominio).

Cosa dovranno fare le piattaforme

Come spiega la Commissione Ue in una nota, le piattaforme devono:

- Contrastare i contenuti, le merci e i servizi illegali: le piattaforme online devono fornire agli utenti i mezzi per segnalare i contenuti illegali, compresi beni e servizi. Inoltre, le piattaforme online dovranno cooperare con i "segnalatori attendibili", enti specializzati le cui notifiche dovranno essere considerate prioritarie dalle piattaforme.
- Proteggere i minori: compreso il divieto totale di prendere di mira i minori con annunci pubblicitari basati sulla profilazione o sui loro dati personali.
- Dare agli utenti informazioni sugli annunci pubblicitari che vedono, ad esempio il motivo per cui gli annunci vengono loro mostrati e chi ha pagato per la pubblicità.
- Vietare gli annunci pubblicitari rivolti agli utenti sulla base di dati sensibili, quali convinzioni politiche o religiose, preferenze sessuali, ecc.
- Fornire motivazioni a un utente interessato da qualsiasi decisione di moderazione dei contenuti, ad esempio la rimozione dei contenuti, la sospensione dell'account, ecc., e caricare la motivazione nella banca dati sulla trasparenza della legge sui servizi digitali.
- Fornire agli utenti l'accesso a un meccanismo di reclamo per contestare le decisioni di moderazione dei contenuti.
- Pubblicare una relazione sulle loro procedure di moderazione dei contenuti almeno una volta all'anno.
- Fornire all'utente termini e condizioni chiari e includono i principali parametri in base ai quali funzionano i suoi sistemi di raccomandazione dei contenuti.
- Designare un punto di contatto per le autorità e gli utenti.

Rischio carenze nei controlli

Fatta la legge, bisogna però vigilare. Come sottolineato dal quotidiano di Bruxelles Politico, i problemi in tal senso non sono pochi. C'è innanzitutto una carenza di personale all'interno della Commissione europea: "All’inizio di gennaio, la Commissione aveva 75 funzionari che lavoravano sulle nuove regole, l'equivalente di circa tre persone assegnate a ciascuno dei 22 social network, piattaforme di e-commerce e motori di ricerca sottoposti alla supervisione più severa. Di contro, l'Ufficio delle Comunicazioni del Regno Unito ha assunto più di 300 persone prima che entrasse in vigore la legislazione sulla sicurezza online di Londra", scrive Politico.

L'ufficio centrale di Bruxelles, poi, deve operare in cooperazione con le 27 agenzie nazionali che sono chiamate a vigilare sull'applicazione della Dsa nei loro territori. Ma fino a pochi giorni fa, la Commissione europea segnalava che solo un terzo di queste agenzie era operativo. All'appello mancavano grandi Paesi come la Germania o la Polonia. L'Italia, invece, figura tra quelli già attivi. 

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