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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Green Deal

Come l'Ue vuole rimuovere il carbonio dall'atmosfera

Bruxelles intende introdurre un quadro europeo per le certificazioni dei progetti di sequestro della CO2 atmosferica, che verrà immagazzinata soprattutto nei suoli agricoli

C'è un nuovo progresso nella legislazione europea verso la neutralità carbonica. Il Parlamento europeo e il Consiglio Ue hanno trovato un accordo sul nuovo sistema di certificazioni che permetta di registrare tutte le attività di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs nell'acronimo inglese) all'interno dell'Unione, per contrastare l'aumento delle temperature globali dovuto agli effetti dei gas serra nell'atmosfera.

Ieri sera (lunedì 19 febbraio) Parlamento e Consiglio hanno trovato l'intesa in Trilogo (i negoziati tra le due istituzioni mediati dalla Commissione) per istituire un quadro europeo per la certificazione volontaria dei sistemi di assorbimento delle emissioni di CO2, un meccanismo che permette di rimuovere il carbonio dall'atmosfera e la cui diffusione si dovrebbe rivelare fondamentale (almeno nelle intenzioni di Bruxelles) per centrare gli obiettivi europei di neutralità climatica entro la metà del secolo, fissati nel Green deal, e quelli nazionali stabiliti dall'Accordo di Parigi del 2015. 

Tali certificati dovrebbero consentire di monitorare e contabilizzare le tonnellate di carbonio atmosferico rimosso e immagazzinato altrove, che verrebbero poi immessi sul mercato e resi disponibili all'acquisto da parte delle imprese per compensare le proprie emissioni di gas serra, con un meccanismo simile a quello attualmente in vigore per gli Ets. L'idea di base è che occorre assorbire quanto più carbonio possibile fino a rimanere, almeno idealmente, con le sole emissioni che non possono essere eliminate, le quali devono essere adeguatamente compensate. 

La nuova legge coprirà diversi metodi di assorbimento del carbonio, tra cui lo stoccaggio permanente (in particolare attraverso alcune tecnologie industriali), lo stoccaggio del carbonio in prodotti di lunga durata e la cosiddetta coltivazione del carbonio, cioè le attività che immagazzinano la CO2 atmosferica nei suoli agricoli oppure nella biomassa. 

In pratica, per quanto riguarda il carbon farming, il sequestro di carbonio risulta efficace solo se combinato con pratiche di agricoltura rigenerativa e biologica, come nel caso di forestazioni e riforestazioni favorevoli alla biodiversità, di agroforestazione e altre forme di agricoltura mista, l'utilizzo di tecniche di protezione dall'erosione del suolo, la conversione di terreni incolti in prati permanenti e il ripristino di torbiere e zone umide. Mentre tali operazioni risultano poco efficaci in contesti di agricoltura intensiva, soprattutto laddove si faccia un largo impiego di pesticidi e altri composti chimici. 

La rimozione del carbonio atmosferico e il suo successivo stoccaggio nei suoli agricoli comporterebbero dunque non solo vantaggi immediati derivanti dalla riduzione della CO2 nell'aria, ma anche più a lungo termine relativamente all'aumento della biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi. Con la revisione prevista per il 2026 dovrebbe venire inclusa anche la riduzione delle emissioni di metano derivanti dalla fermentazione enterica e dalla gestione del letame del bestiame. 

Dato che ognuna di queste categorie genera un impatto ambientale diverso, la Commissione dovrà sviluppare degli indicatori specifici per ciascuna: le rimozioni permanenti dovranno essere in grado di immagazzinare il carbonio (sia atmosferico che biogenico) per diversi secoli, quelle in prodotti per almeno 35 anni e quelle relative al carbon farming per almeno cinque anni. 

In base all'accordo raggiunto durante il trilogo, andranno rispettati dei requisiti minimi di sostenibilità che dovranno garantire che le attività in questione non provochino danni significativi all'ambiente, con le attività di agricoltura carbonica che devono almeno generare co-benefici per la biodiversità. 

Verrà infine introdotto un registro europeo per gli assorbimenti del carbonio e la riduzione delle emissioni nel suolo, che dovrà essere completato entro il quarto anno dall'entrata in vigore del nuovo regolamento e dovrà garantire trasparenza riducendo contemporaneamente il rischio di frodi. Nel registro dovranno essere inseriti tutti i dati e i documenti relativi al processo di certificazione delle singole unità di rimozione del carbonio, in tutte le sue fasi. 

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