Giovedì, 24 Giugno 2021
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"Ridiamo vita agli spazi abbandonati. Per restituirli alla collettività"

Intervista a Matteo Robiglio, che con il progetto Synoikeo mira a riutilizzare edifici da tempo vuoti per creare luoghi di cohousing efficienti, ecologici ed economici

La pandemia ci ha fatto ripensare agli spazi di casa nostra: i pianerottoli, le scale, i balconi o i giardini condominiali per settimane sono stati gli unici luoghi in cui abbiamo incontrato persone al di fuori del nostro nucleo familiare. Pubblico e privato sono stati ripensati, e spesso la nostra casa è diventata il nostro ufficio. Molti hanno parlato di cohousing, una modo di abitare che comprende spazi privati e spazi comuni, che sono progettati dalla comunità di residenti e vissuti da loro: possono essere aree verdi, ma anche postazioni per il coworking, sale dedicate al gioco o al relax, o addirittura cucine e sale da pranzo. Chi ha fatto del cohousing un mestiere è l’associazione Homers, che negli anni ha supportato comunità che hanno dato vita a spazi abbandonati rendendoli spazi di cohousing efficienti, ecologici ed economici. 

Parlamento Ue: "Alloggio dignitoso e accessibile si riconosciuto come diritto umano"

Uno degli ultimi progetti che Homers ha messo in campo insieme a Legambiente è Synoikeo: ridare vita ad alcune zone dimenticate delle nostre città, attraverso il riuso di spazi pubblici e privati abbandonati, che diventeranno spazi di cohousing o luoghi dedicati alla collettività. In Italia esiste un immenso patrimonio immobiliare in stato di abbandono: si parla di un milione di metri quadri. soprattutto nel Sud Italia. Ed è proprio da qui che partirà il progetto Synoikeo, in particolare a Napoli, Messina e Taranto. Ce ne parla Matteo Robiglio, presidente di Homers:



Quello che la pandemia ha reso però evidente è l’importanza di avere un alloggio dignitoso e a prezzi sostenibili. Quindi una casa che abbia i requisiti fondamentali, tra cui una fonte di luce, di calore e un bagno – necessità già prima della pandemia – a cui a oggi si aggiunge una connessione internet stabile, uno spazio privato e gli strumenti per lavorare, come per esempio una sedia e una scrivania. Elementi che ai più sembrano scontati, ma che spesso non lo sono: per questo il Parlamento europeo ha votato una risoluzione, a gennaio 2021, che riconosca come diritto umano basilare l’accesso a una casa degna e conveniente.

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