Venerdì, 6 Agosto 2021
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Dall'ex Ilva al "falso" digitale: così l'Ue ha cambiato il Recovery plan di Draghi

Bruxelles ha fatto aggiungere al Pnrr uno stanziamento da 1,2 miliardi per il ripristino delle risorse marine, la valorizzazione delle foreste e il risanamento ambientale dell’area del Po. E "cassato" il piano di riconversione dell'acciaieria di Taranto

La Commissione europea ha chiesto e ottenuto di mettere mano al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentato dall’Italia il 30 aprile, considerato lacunoso sulla tutela dell’ambiente. Ad ammetterlo sono stati gli stessi funzionari Ue che, parlando ieri a un gruppo di corrispondenti a Bruxelles, hanno spiegato cosa mancava nel piano originale e le modifiche apportate in sede di esame. 

Biodiversità

Una voce di spesa è stata introdotta in quanto “inizialmente era, di fatto, mancante”, ha detto una fonte Ue. Si tratta della tutela della biodiversità, per la quale verranno stanziate risorse pari a 1,2 miliardi di euro. Come specificato dall’appendice pubblicata dalla Commissione assieme alla valutazione del piano, questi soldi saranno utilizzati per “misure a sostegno delle attività di ricerca e monitoraggio legate al ripristino delle risorse marine (400 milioni di euro), alla valorizzazione delle foreste urbane e extra-urbane (330 milioni di euro) e al risanamento ambientale dell’area del Po (357 milioni di euro)”.

Il "falso" digitale

Parallelamente all’inserimento della tutela della biodiversità, alcune misure che facevano parte del piano presentato dall’Italia sono state escluse su richiesta dei tecnici della Commissione perché tali provvedimenti “non erano totalmente in linea con i criteri di ammissibilità”. Tra queste ci sono alcune sezioni del progetto Transizione 4.0, finanziato nel piano italiano con 13,38 miliardi di euro all'interno della 'missione' per la Digitalizzazione, innovazione e competitività. Il piano originale, ha spiegato il funzionario Ue, prevedeva “una serie di misure che non consideravamo realmente ‘digitali'". Di qui la scelta i “tagliarne alcune”.

La mobilità sostenibile

Un processo di chiarimento si è invece reso necessario per alcuni progetti di mobilità volti al “rinnovo delle flotte passate, dei treni e così via” per le quali “non era sempre evidente dalla descrizione iniziale se si stava davvero parlando di veicoli a basse emissioni” o di nuovi mezzi inquinanti. In questo caso, le misure non sono state escluse dal piano finale che verrà attuato, ma “c'è stato un esercizio molto più tecnico e abbiamo cercato di garantire che tutto ciò che viene supportato” coi fondi Ue “sia effettivamente in linea con le nostre regole” in materia di sostenibilità ambientale, ha concluso la fonte Ue.

"No al piano dell'ex Ilva"

Una delle modifiche più importanti riguarda infine l'ex Ilva. Nel Pnrr inviato dal governo italiano a Bruxelles, c'era un paragrafo che di fatto apriva la porta ai fondi del Recovery per la riconversione dell'acciaieria di Taranto. Alla voce "Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate", infatti, il governo scriveva: "Un ciclo dell'acciaio basato sulla produzione di DRI con metano e fusione in un forno elettrico genera circa il 30 per cento in meno di emissioni di Co2 rispetto al ciclo integrale, e il successivo sviluppo con idrogeno verde aumenta l’abbattimento delle emissioni al circa 90 per cento". Da qui, la previsione di un "intervento" non meglio specificato, ma che secondo l'eurodeputata dei Greens/EFA, Rosa D'Amato, apriva "la porta al finanziamento del piano complessivo di riconversione dell'impianto, senza tra l'altro specificare se la transizione verso l'idrogeno passasse o meno da quello prodotto a partire dal gas naturale".

D'Amato, insieme al gruppo ecologista del Parlamento europeo, aveva scritto una lunga lettera alla Commissione chiedendo di rimuovere alcune misure del Pnrr italiano. Richiesta che sembra essere stata accolta sull'ex Ilva. Nella nuova versione del paragrafo "Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate", infatti, è scomparso del tutto il riferimento a DRI e forno elettrico, parti centrali del piano di riconversione dello stabilimento tarantino. Con il Recovery plan, spiega ancora D'Amato, "l’Italia potrà finanziare solo un progetto di R&S&I per ‘la produzione di idrogeno basata sull'elettrolisi utilizzando fonti energetiche rinnovabili’. Niente gas naturale, ma solo eolico o solare, in altre parole". Questa modifica, dice ancora l'eurodeputata, "fa il pari con un’altra battaglia che abbiamo vinto a Bruxelles, quella sul Just Transition Fund, che non potrà essere utilizzato per progetti che prevedono l’uso di fonti fossili. Se il governo italiano vorrà continuare con il suo piano scellerato per l’ex Ilva, dunque, dovrà farlo con risorse nazionali, e non con fondi Ue", conclude. 

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