Corsica: vincono i nazionalisti ma l'appuntamento con la Catalogna è rimandato di 10 anni

Maggioranza assoluta per la coalizione nazionalista Pé a Corsica, via ai negoziati con Parigi su lingua, territorio e cultura ma anche sul lavoro. Di indipendentismo se ne riparlerà non prima di 10 anni.

Gilles Simeoni e Guy Talamoni celebrano la vittoria elettorale. EPA/OLIVIER SANCHEZ

La Catalogna è vicina geograficamente, ma politicamente lontana e Parigi, sulla questione territoriale, è una gatta da pelare ben più tosta di Madrid, ma comunque anche in Corsica il vento nazionalista soffia come mai prima nella storia dell'isola di Napoleone. La coalizione Pé a Corsica dei due leader indipendentisti Gilles Simeoni, sindacod i Bastia, e Guy Talamoni, Presidente dell'Assemblea di Corsica, ha spazzato via tutti, destra regionalista, repubblicani e macronisti, e si è presa domenica la maggioranza assoluta dei voti, il 56,5%, e dei seggi, 41 su 63, della nuova assemblea territoriale che riunisce i due dipartimenti e la regione della Corsica. "E' un grandissimo risultato, adesso vogliamo più autonomia", affermano in tandem Simeoni e Talamoni. "Abbiamo bisogno di tutti - dicono - c'è un paese da costruire".

"Una vittoria che viene da decenni di lotte"

"La nostra vittoria si basa su decenni di lotte, non senza lati oscuri", si leggeva oggi in un intervista rilasciata da Simeoni a Liberation, "ma da allora, i nazionalisti hanno fatto molta strada" con delle idee che "portano a un'identità moderna, rivisitata, che consente una più ampia appropriazione, soprattutto da parte dei giovani corsi". Simeoni ricorda i tre assi strategici ridefiniti nel 2008: "difesa dei nostri fondamentali politici", con la richiesta della co-ufficialità della lingua corsa e dello status di residente per l'acquisto delle proprietà immobiliari, in modo da frenare la speculazione, "la fine della violenza clandestina" e "la promozione culturale dell'anima corsa". 

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Si apre la partita con Parigi

E ora si apre la partita con Parigi, sul tavolo la questione della lingua, dello status di residente e dell'amnistia per i prigionieri politici, ma non solo: la Corsica è la regione più povera di Francia e quella con il livello di disoccupazione più alto, l'11,5%. "Con noi", insiste Simeoni, "Parigi ha un interlocutore determinato ma affidabile, il clima è propizio per una regolamentazione del conflitto: il Fronte di Liberazione Nazionale Corso ha deposto le armi gli indipendentisti sono d'accordo nel rimandare le loro velleità a tra 10 anni. Se il governo rifiuta la mano tesa, dovrà assumersene le conseguenze". La Catalogna puà aspettare, almeno 10 anni. 

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