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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
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Mario Draghi può salvare il Global Gateway, la risposta europea alla Via della Seta

È questa la voce che circola a Bruxelles, ripresa da Noah Barkin del Rhodium Group. Il pensiero comune è che "Super Mario" possa salvare la strategia europea, come già fatto quando guidava la Banca Centrale

Mario Draghi potrebbe ritornare a ricoprire un ruolo centrale in un progetto europeo. La celebre locuzione "Whatever it takes", pronunciata dall'ex premier italiano nell'ambito della crisi del debito sovrano europeo, potrebbe tornare a risuonare a Bruxelles per salvare il Global Gateway, l'iniziativa infrastrutturale lanciata nel dicembre del 2021 dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

È questa la voce che circola a Bruxelles, ripresa da Noah Barkin del Rhodium Group nella sua newsletter, in cui racconta che è forte l'esigenza di nominare uno "zar" competente per il piano infrastrutturale che si presenta come l'alternativa europea alla Via della seta cinese, la Belt and Road Initiative. 

Il candidato preferito sembra quindi essere Mario Draghi, l'ex presidente della Banca europea ed ex premier italiano. Stando a quanto scrive Barkin, in una riunione del consiglio di amministrazione del Global Gateway che si è tenuta lo scorso dicembre, il nome di Draghi non è stato menzionato esplicitamente, ma è quello che viene più spesso citato nelle conversazioni private. Il pensiero comune è che "Super Mario" possa salvare la strategia europea, come già fatto quando guidava la Banca Centrale.

Cos'è il Global Gateway

Il Global Gateway vale 300 miliardi di euro (entro il 2027) per sviluppare "canali di comunicazione" tra l'Europa e le diverse diverse zone di Asia, Africa e America latina. Il progetto prevede una serie di investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, dalle ferrovie ai cavi in fibra ottica.

I settori di investimento sono molti, ma con cinque destinazioni precise: il digitale, per la fornitura di una rete internet sicura; la salute per la costituzione di filiere dei medicinali e la produzione locale di vaccini. Ci sono anche i trasporti, in modalità rispettose dell’ambiente; l’educazione e la ricerca, con un focus sui programmi per le donne e i gruppi più vulnerabili, e tutte le iniziative legate all’energia e alla transizione ecologica.

Un (in)successo preannunciato?

L'iniziativa lanciata da von der Leyen non è stata un gran successo. A distanza di più di un anno dal lancio del Global Gateway, che velatamente mira a rendere i Paesi coinvolti meno dipendenti dagli investimenti da parte del governo cinese, poco è stato fatto in termini di progetti concreti.

Stando a quanto scrive il South China Morning Post, a Bruxelles regna confusione su cosa sia realmente l'iniziativa promossa dalla presidente della Commissione europea. In un'audizione al Parlamento europeo del mese scorso, i legislatori hanno sollecitato i funzionari per ricevere ulteriori dettagli: da qui, scrive la testata di Hong Kong, i parlamentari hanno appreso che i 300 miliardi di euro messi sul piatto per l'iniziativa non sarebbero "nuovi". Insomma, secondo alcuni parlamentari europei, il Global Gateway si presenta come una buona operazione di comunicazione per presentare un'iniziativa che non ha nulla di nuovo. 

A distanza di più di un anno, dei 300 miliardi di euro promessi non è chiaro quanto sia stato erogato. Un portavoce della Commissione ha affermato che non è disponibile un elenco di progetti, né è possibile fornire una cifra sulla spesa sostenuta fino a oggi.

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