Dalle mascherine di Zara al gel Dior: le multinazionali si riconvertono per il coronavirus

I giganti dei cosmetici e dell'alcol hanno cominciato a produrre disinfettanti per le mani. Quelli dell'abbigliamento si sono concentrati sui materiali tessili di protezione. Mentre i bookmaker inglesi hanno lanciato le scommesse su meteo e calcio bielorusso

Solidarietà o strategia di sopravvivenza alla crisi? Quale che sia la ragione, da qualche giorno le multinazionali e le aziende che hanno a che fare con materiali tessili e alcol hanno deciso di riconvertire parte della produzione per venire incontro ad alcuni dei beni più richiesti sul mercato da quando è scoppiata la pandemia: mascherine e gel disinfettante.

La spagnola Zara, per esempio, ha cominciato a produrre mascherine: 10mila sono state già donate al governo di Madrid e altre 300mila dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, insieme a un carico di camici per medici e infermieri. Il gruppo francese LVMH, guidato da uno degli uomini più ricchi del Pianeta, Bernanrd Arnauld: nei suoi stabilimenti di profumi Givenchy e Christian Dior si sta lavorando intensamente per produrre gel disinfettanti per uso medico. E lo stesso ha fatto la tedesca Nivea. 

I disinfettanti sono diventati il nuovo business anche dei giganti dell'alcol, come l'americana Pernod Ricard (con la sua linea Absolut Vodka). Nel Regno Unito, la British Honey Company, che produce gin, rum e altri alcolici, ha dichiarato che utilizzerà la capacità inutilizzata nella sua distilleria di Worminghall, nel Buckinghamshire, per produrre disinfettante per le mani. Come la società di birra "punk" Brewdog, che ha lanciato il "Brewgel", prodotto nella sua distilleria di Aberdeen e che sarà fornito gratuitamente ai bisognosi. 

Ci sono poi i macchinari medici, come i respiratori, sempre più introvabili. Sempre nel Regno Unito, la Meggitt, società di ingegneria specializzata nel settore aerospaziale, ha avviato una serie di partnership per produrre questi dispositivi. Mentre altre aziende tecnologiche hanno annunciato di mettere a disposizione esperienza, personale e spazi produttivi, come le case automobilistiche McLaren e Nissan, Dyson, Airbus, Vauxhall, Jaguar Land Rover, Renishaw e JCB.

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Se fin qui abbiamo parlato di giganti che non dovrebbero avere problemi a rilanciarsi dopo la crisi, d'altro canto ci sono migliaia di piccole e medie imprese che stanno cercando di sopravvivere, dai ristoranti ai musicisti. Non rientrano in questa tipologia, ma stanno soffrendo non poco, i giganti delle scommesse online: lo stop a campionati e grandi eventi sportivi sta facendo crollare i fatturati di società come Betfair e William Hill. Per controbattere, in molti hanno intensificato le campagne per i giochi da casinò online. Oppure, come nel caso di William Hill, si offrono puntate sulla Serie A bielorussa. Una società Usa ha persino iniziato a offrire agli scommettitori la possibilità di puntare sul meteo. 

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