Se l'Ue "copiasse" gli Usa guadagnerebbe 700 miliardi l'anno

Uno studio del parlamento di Strasburgo afferma che con una maggiore integrazione del Mercato Unico il Pil dei Paesi Ue crescerebbe fino a +1,7%. Liberalizzare i servizi vale quasi 300 miliardi

Il Mercato unico è uno dei capisaldi dell'Unione europea ma a quanto pare non è sfruttato nel modo giusto. Uno studio del Servizio Ricerca del Parlamento europeo ha provato a calcolare i costi della mancata, maggiore integrazione tra Paesi Ue. In totale, si stima che l’Europa ha un patrimonio potenziale di oltre 2mila miliardi di euro, più o meno quanto vale l’intero debito pubblico italiano, che emergerebbero se solo i 28 Stati si decidessero a integrarsi meglio tra loro. Adottando, ad esempio, un approccio unitario all’energia e alla ricerca scientifica, si creerebbe un volume d’affari pari a 500 miliardi di euro. Ma il più grande rammarico, secondo i ricercatori dell’Eurocamera, è proprio quello di non avere un mercato unico completamente integrato. A pieno regime come quello degli Stati Uniti, si calcola che metterebbe in moto ben 713 miliardi di euro. 

Il commercio dei servizi

L’analisi inquadra il mercato dei servizi come la vera opera incompiuta dell’Unione europea. Mentre i beni circolano con una certa libertà tra i 28 Paesi Ue e negli altri quattro che fanno parte del mercato unico senza stare nell’Unione (Islanda, Norvegia, Svizzera e Lichtenstein), lo scambio di servizi intra-Ue è pari a solo il 20% dell’intero giro d’affari del terziario. Regole nazionali, protezionismi di settore e scelta limitata per i consumatori impediscono di mettere in moto la concorrenza Ue nel prezioso settore dei servizi, che vale tre quarti del Pil europeo, creando nove posti di lavoro su dieci nelle nostre economie.  “La ricerca suggerisce - si legge nel documento - che il potenziale guadagno non realizzato è nell’ordine dei 297 miliardi di euro, pari al 2% del Pil europeo”. 

Il commercio di beni

Altro grave tassello mancante è quello che riguarda il commercio interno di beni, che genera circa un quarto del Pil comunitario. Sembra tanto, ma è ancora troppo poco. Un dato “significativamente più basso rispetto a quanto troviamo in un mercato unico comparabile come quello degli Stati Uniti d’America, dove  (il traffico interno di beni, ndr) rappresenta il 40% dell’economia”, scrivono gli studiosi. Armonizzare meglio gli standard dei prodotti, anche tramite il reciproco riconoscimento, migliorare i trasporti e applicare pienamente le regole Ue già esistenti, aumenterebbe tale giro d’affari tra l’1,2% e l’1,7% del Pil europeo. In termini assoluti, si tratta di una cifra dai 183 ai 269 miliardi di euro. 

Evasione fiscale

Garanzie ai consumatori e promozione della sharing o collaborative economy, se unite a una seria lotta all’evasione fiscale delle grandi impresi e dell’Iva, metterebbe in circolo altri 200 miliardi. Quel che si scopre, leggendo lo studio sui “Costi dell’Europa mancata”, è che il Vecchio Continente non ha bisogno di andare a cercare chissà dove i soldi per rimettere in moto la propria economia. Basta che impari a guardarsi bene allo specchio, capendo bene i punti di debolezza per cambiare e migliorare ciò che non funziona.  

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