L’Ue propone una tassa da 10 miliardi per le grandi imprese, ma nessuno sa cosa sia

Pochi dettagli sulle società che dovranno pagarla e nessuna informazione sull'aliquota. Ma anche chi cerca di capire quanti soldi andranno a ciascun Paese con il Recovery Fund si è trovato davanti a tanti documenti, ma nessuna tabella riassuntiva. Commissione:"I 500 miliardi non andranno tutti agli Stati"

I 750 miliardi di euro che Bruxelles intende stanziare nei prossimi anni per il maxi-piano di ripresa Ue dalla crisi del coronavirus arrivano assieme alla proposta di introduzione di nuove “risorse proprie” europee, che consistono in 'eurotasse' il cui gettito sarà destinato alle casse comunitarie. Tra le nuove imposte che l’esecutivo dell’Unione vuole introdurre ce n’è anche una che si calcola “sulla base delle operazioni delle grandi imprese” e che dovrebbe “rendere circa 10 miliardi all’anno”. Ad annunciarlo è stato mercoledì scorso il commissario alla Programmazione finanziaria, l’austriaco Johannes Hahn, durante un’audizione di fronte alla commissione Bilanci del Parlamento europeo. 

Tante domande, poche risposte

Passato il coro di annunci da parte della Commissione, che nelle ultime 72 ore ha approvato una mole impressionante di documenti, le cifre approssimate e arrotondate hanno lasciato spazio alle domande dei giornalisti, incuriositi dalla tassa sulle “grandi imprese”. “Non possiamo fornire molti dettagli”, ha tagliato corto giovedì mattina il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. L'incertezza sulle società colpite dall’imposizione Ue e sulla percentuale dell’aliquota si è presto estesa al nome stesso della nuova ‘eurotassa’. Nei documenti ufficiali risulta infatti come una fonte di gettito “basata sul funzionamento delle grandi imprese”, mentre alcuni esponenti dell’esecutivo comunitario l’hanno subito ribattezzata come “tassa sul mercato unico”, spiegando che si applicherebbe alle società che beneficiano maggiormente dell’assenza di dogane all’interno dell’Unione. 

Incertezza anche sui sussidi a fondo perduto

Confusione e ‘no comment’ sulle cifre hanno infine riguardato, questa mattina, la mole stessa del programma di aiuti promessi ai Paesi membri. Come precisato fin dall’inizio, dei 750 miliardi di euro del programma Next Generation EU (rebranding del Recovery Fund) 250 miliardi verranno erogati in prestiti e ben mezzo trilione di euro in sussidi. Ma tali fondi non andranno tutti ai Paesi membri. L’intervento è, infatti, diviso in tre ‘pilastri’. Solo il primo dei tre canali di finanziamento per la ripresa - certamente il più sostanzioso - andrà a beneficio diretto degli Stati Ue, che dovranno comunque presentare dei piani di investimento o di riforme da concordare con la Commissione europea. Gli altri due pilastri vanno rispettivamente a beneficio delle imprese in salute prima della pandemia, ma che oggi soffrono di problemi di liquidità, e dei programmi Ue, come le ricerche sostenute da Horizon o il nuovo programma sanitario EU for Health. 

La proposta è stata presentata mercoledì pomeriggio al Parlamento europeo di Bruxelles dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. E a oggi non si conoscono ancora le cifre ufficiali dei sussidi che saranno destinati agli Stati membri. 

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