I governi frenano sull'autorità Ue anti-riciclaggio: "Ok a vigilanza unica, ma non subito. E solo a certe condizioni"

I Ventisette hanno trovato un accordo sull'organismo che dovrebbe monitorare i soggetti ad alto rischio e scavalcare in certi casi anche le autorità nazionali. Gualtieri: "Serve un approccio graduale". Ora la palla torna alla Commissione europea

Una riunione dell'Ecofin del settembre scorso

I ministri Ue delle Finanze hanno trovato un accordo per dare seguito alla richiesta della Commissione europea di creare un'autorità di vigilanza unica per contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento di mafie e terroristi, un organismo sollecitato da tempo da magistrati e ong che combattono il crimine organizzato. L'obiettivo di Bruxelles è avere un controllo centralizzato sui flussi di denaro nazionali e transnazionali, e più stringente (o più efficace) di quello finora portato avanti dalle istituzioni create nel 2008 per far fronte allo stesso tipo di problema (tra cui l'Eba, l'autorità bancaria europea). Ma a frenare questo passo avanti ci sono stati finora alcuni Stati membri. Un freno che adesso sembra allentato, ma non troppo.  

Vigiliamo, ma non subito

L'accordo raggiunto all'Ecofin dei ministri Ue prevede infatti un percorso graduale per la creazione di questo organismo, con una serie di paletti. La nuova autorità non sarà una polizia finanziaria comunitaria, ma avrà comunque ampi poteri, anche quello di prendere il controllo sugli organismi nazionali di vigilanza, accusati spesso di chiudere più di un occhio (come successo con il caso del maxi riciclaggio della Danske Bank, che ha sollevato un polverone anche sull'Eba).

Il caso Danske Bank e il fallimento della vigilanza dell'Eba

Potere sugli organismi nazionali

Proprio questo punto è stato visto da diversi governi come un rischio per la "sovranità" nazionale, e non a caso l'intesa raggiunta dai ministri prevede che il "commissariamento" di Bruxelles scatti solo in circostanze particolari. L'organismo proposto dovrebbe essere dotato di poteri di vigilanza diretta su un certo numero di soggetti ad alto rischio e potrebbe anche assumere la supervisione di un'autorità di vigilanza nazionale, ma solo "in situazioni chiaramente definite ed eccezionali". Una delle accuse mosse all'Eba è di avere le armi spuntate, essere "un organismo confederale e non federale", come scrive Beda Romano sul Sole 24 Ore, ossia "poggia sulla cooperazione tra enti nazionali, più o meno inclini a collaborare". Il passo avanti dell'accordo dei ministri Ue potrebbe essere il superamento di questo limite in determinati casi. Ma bisognerà vedere quali saranno le "circostanze eccezionali" della proposta legislativa della Commissione.

L'italia sostiene il piano

"Gli eventi degli ultimi anni in Europa dimostrano bene come i rischi che vengono da flussi finanziari illeciti possono avere un impatto sull'integrità del nostro sistema e quindi serve una riforma del quadro di supervisione dell'anti-riciclaggio europeo che l'Italia sostiene pienamente", ha detto il ministro italiano dell'Economia Roberto Gualtieri intervenendo all'Ecofin in videoconferenza. L'Italia però chiede attenzione a "preservare tutti i risultati di misure che abbiamo preso a livello nazionale". Inoltre, per Gualtieri "la creazione di una funzione di supervisione a livello europeo deve avere un approccio graduale se vogliamo ottenere risultati nel mitigare i rischi transnazionali che vengono anche dall'abuso di nuove tecnologie come le valute virtuali e stablecoin".

Due fasi

Quindi secondo l'esponente del Pd "nella prima fase l'autorità europea potrebbe avere poteri di rafforzare la convergenza su standard e benchmark delle autorità nazionali, ed esercitare poteri di supervisione diretta solo in un secondo momento sulla base di un insieme di regole unico". Ue sulla lotta al riciclaggio e contro il finanziamento al terrorismo internazionale “non è sufficiente”.

Il monito della Bce

L'idea di un'agenzia con poteri di coordinamento nella lotta al riciclaggio era stata anche proposta a febbraio dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, secondo cui “i passi legislativi” messi in atto fino a quel momento dall'Ue non erano stati “sufficienti a evitare il riciclaggio e il finanziamento al terrorismo”. Pochi mesi dopo era arrivata la comunicazione della Commissione europea, in seguito a un rapporto del luglio del 2019 che metteva in luce le debolezze dell'assetto europeo.

Nel rapporto si mettono in luce i rischi derivanti, per esempio, dalla mancanza di limiti ai pagamenti in contante in 12 Stati membri (tra cui Olanda, Lussemburgo, Austria, Cipro, Irlanda e Malta), o l'esenzione di determinate categorie dai limiti sul cash (come avvocati o contabili, cosa che riguarda anche l'Italia). Ci sono poi i probelli connessi ai cosiddetti "visti d'oro" concessi da Cipro e Malta a magnati di Paesi extra-Ue in cambio di investimenti (spesso di provenienza più che sospetta). Colpisce, poi, che tra i Paesi citati in queste valutazioni di rischio ci siano gli 8 che non hanno ancora recepito l'ultima direttiva Ue antiriciclaggio, che andava integrata nelle legislazioni nazionali nel 2017: parliamo di Stati accusati di essere dei 'paradisi fiscali' all'interno dell'Ue, come Olanda, Austria e Lussemburgo, per esempio. Ma nel novero dei Paesi in ritardo (e sotto procedura d'infrazione da parte di Bruxelles) c'è anche l'Italia. 

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