Lunedì, 26 Luglio 2021
Lavoro

L'Ue sposa la 'linea" Draghi: "Basta aiuti alle imprese in crisi prima del Covid"

Nel 2020, le insolvenze sono crollate in tutta Europa grazie al via libera di Bruxelles ai sussidi di Stato. Ma adesso la stessa Commissione sembra intenzionata a una stretta sulle cosiddette aziende "zombie". In Italia, sarebbero almeno il 10% di quelle attualmente in piedi. E tra queste potrebbero esserci Alitalia e Mps

Da sinistra il premier Mario Draghi e il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis

Basta alimentare aziende "zombie". Se Bruxelles ha chiuso un occhio (se non entrambi) nel pieno del ciclone del Covid-19, adesso, in parallelo con l'avvio del Recovery fund, i falchi europei del rigore sono tornati a battere i pugni. E a ricordare che, stante l'interpretazione delle regole Ue sugli aiuti di Stato data dalla stessa Commissione, i sussidi pubblici potranno andare solo alle imprese economicamente sostenibili ('viable', ndr), ossia a "quelle che erano sostenibili prima della crisi del Covid-19". I virgolettati sono di Valdis Dombrovskis, vicepresidente dell'Esecutivo Ue che è comunemente considerato la voce dei rigoristi a Bruxelles. Il contraltare dell'italiano Paolo Gentiloni sulle questioni economiche. 

Il nodo delle aziende zombie

E proprio l'Italia potrebbe essere uno dei principali destinatari del messaggio di Dombrovskis, che ha parlato a margine della due giorni di Eurogruppo-Ecofin (ossia la riunione dei ministri economici dell'Euro e dell'Ue). Il doppio meeting di per sé non ha portato a decisioni concrete, ma è stata l'occasione per scaldare i muscoli dei due fronti: quello dei Paesi che chiedono un ritorno rapido al Patto di stabilità e a regole più rigide sugli aiuti di Stato; e quello dei governi che vedono nella crisi in corso l'opportunità per ridiscutere i vecchi paletti sui bilanci e sul ruolo della mano pubblica nell'economia.

E' in questo quadro che si inserisce la discussione sulle aziende "zombie", ossia quelle società che erano già in crisi prima della pandemia e che, grazie ai sussidi pubblici, sono rimaste in piedi. La questione oggi è cosa fare con queste imprese adesso che nelle casse degli Stati membri, in particolare in quelle di Italia, Spagna e Francia, dovrebbero arrivare i fondi del Recovery fund. Stando a un sondaggio dell'autorevole istituto tedesco Ifo, il 66% degli economisti intervistati in Germania si è detto contrario a continuare ad alimentare con gli aiuti di Stato le imprese zombie. 

L'interpretazione di Bruxelles

Secondo Domborvskis, questo rischio dovrebbe essere evitato già con le regole temporanee in vigore, quelle che di fatto hanno lasciato ai governi briglie sciolte (o quasi) negli interventi: "La Commissione considera, secondo l'interpretazione che è attualmente applicata con il 'Quadro temporaneo' delle regole Ue sugli aiuti di Stato, che le imprese economicamente sostenibili ('viable', ndr) sono quelle che erano sostenibili prima della crisi del Covid-19", ha spiegato. Nella definizione di sostenibilità economica delle imprese "non si tiene conto, quindi, dell'impatto del Covid-19 in quanto fattore temporaneo ed esterno, che non riflette le condizioni della solidità di fondo delle imprese", ha aggiunto Dombrovskis.

La discussione su questo punto fra i ministri finanziari, scrive Askanews, "mira a ricalibrare, con l'inizio della ripresa, le politiche di sostegno pubblico alle aziende che, assorbendo in buona parte lo shock della pandemia, hanno evitato insolvenze e fallimenti. Il principio di fondo è che alle imprese considerate economicamente sostenibili (e dunque solvibili, anche se a causa della pandemia si sono indebitate) è giusto continuare a fornire sostegno pubblico, mentre per le imprese 'non sostenibil' bisognerà pensare invece a un'uscita dal mercato in modo ordinato".

La situazione in Italia

Il problema è che le aziende insostenibili rischiano di creare un cataclisma occupazionale. Secondo la Camera arbitrale di Milano, le insolvenze nel 2020 sono calate del 46% rispetto all'anno precedente. Per Natixis, una banca francese, questo dato nasconde uno scenario catastrofico: almeno un decimo delle imprese italiane sarebbe entrato nella pandemia già da "zombie". E non andrebbe meglio in Germania, Francia e Spagna, dove la quota di imprese già in crisi prima della pandemia sarebbe più alta. 

La 'linea' di Draghi

Quando si parla di "zombie" si fa spesso riferimento a imprese di piccole e medie dimensioni. Ma il rischio è che una stretta sugli aiuti pubblici potrebbe rendere più complicato il sussidio alle aziende di Stato decotte: l'Espresso ha citato di recente i casi di Alitalia e Mps. La compagnia di bandiera italiana ha ricevuto finora ossigeno grazie proprio a degli aiuti di Stato che Bruxelles ha approvato senza troppi giri di parole, e anche per Monte dei Paschi la pandemia è servita a prendere tempo. Cosa farà adesso Mario Draghi che dovrà gestire, tra le varie cose, anche queste due patate bollenti? La domanda è lecita, visto che lo scorso dicembre, l'ex governatore della Bce ha firmato un report del Gruppo dei 30 (il think tank di cui è leader) in cui si invitava proprio a tagliare gli alimenti alle aziende "zombie".  

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