L’Ue boccia il reddito di cittadinanza: "Aumenta spesa e disoccupati"

La Commissione europea si esprime per la prima volta ufficialmente sulla misura voluta dal Movimento 5 stelle. E critica anche 'quota cento'

Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici

La Commissione europea boccia reddito di cittadinanza e ‘quota cento’, i provvedimenti cavalli di battaglia rispettivamente di Movimento 5 stelle e Lega. La valutazione che l’esecutivo fa delle due misure nelle previsioni economiche di primavera sono negative per quanto riguarda l’impatto su deficit e debito. “La spesa pubblica aumenterà in modo significativo a seguito dell'introduzione del reddito di cittadinanza e di diverse disposizioni in materia di pensioni, tra cui un nuovo regime di prepensionamento”.

La Commissione prevede che il deficit salirà 2,5% alla fine di quest’anno e addirittura al 3,5% nel 2020, mentre il debito pubblico è previsto in aumento al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020. Ma non c’è solo un deterioramento dei conti. C’è anche la situazione del mercato del lavoro ad essere “deteriorata” a causa delle misure volute dai pentastellati. “Il nuovo sistema di reddito di cittadinanza potrebbe indurre più persone a iscriversi ufficialmente come disoccupati e quindi essere conteggiate nella forza lavoro”. Chi chiede l’assegno in sostanza concorre a far crescere la quota dei senza lavoro da conteggiare.

A Bruxelles spiegano che quello relativo al numero dei disoccupati “è un dato statistico”, che come tale non può non essere considerato. Però, rilevano, il reddito di cittadinanza nei fatti sposta persone inattive, ossia che non lavorano e non cercano, verso il mercato del lavoro. Da questo punto di vista si tratta di un effetto positivo, che può essere letto come un potenziale recupero di forza lavoro fino a oggi perduta.

Se è vero, come rileva la Commissione europea, che in linea generale in tutta l’Unione europea permangono “importanti rischi al ribasso, molti dei quali sono legati a cattive politiche economiche”, questo è ancor più vero per il caso dell’Italia. Al Paese si chiede politiche fiscali “orientate verso la riduzione dell'alto debito” e misure strutturali “volte alla crescita sostenibile”. Esattamente quello che non si vede in questo momento.

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