L'Ue contro l'Olanda: "Basta con le politiche fiscali aggressive"

Il commissario agli Affari economici Gentiloni: "Le sue regole per attrarre le imprese rischiano di danneggiare la parità di concorrenza tra Paesi"

Il premier olandese Mark Rutte con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen

Se guardiamo “in maniera obiettiva” alla situazione del mercato unico ci accorgiamo che “esistono pericoli di gravi distorsioni sulla tassazione”, che arrivano da paesi come l'Olanda e il Lussemburgo. La Commissione europea sta cercando di affrontare il problema della concorrenza fiscale sleale all'interno dell'Ue. Nella comunicazione presentata oggi, non vengono indicati Paesi in particolare, ma si sa che sotto tiro ci sono diversi Stati, i cui casi sono stati trattati anche dall'Antitrust, come è il caso appunto dell'Olanda ma anche del Lussemburgo e dell'Irlanda, seppure con alterne fortune in sede di giudizio Ue, come dimostra la sentenza della Corte Ue che ha salvato la Apple dalla prospettiva di dover pagare 13 miliardi di imposte non pagate a Dublino.

Concorrenza danneggiata

Nel presentare il rapporto, e rispondendo a una domanda precisa sull'Olanda, il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha spiegato che "in merito al giudizio della Commissione europea sulla tassazione in Olanda e non solo, riguarda 5-6 Paesi, fanno testo le nostre raccomandazioni in cui si mette l'accento sui rischi dovuti a politiche aggressive di tassazione" di vantaggio. Per il commissario italiano "non stiamo parlando di paradisi fiscali ma di politiche di tassazione aggressive che per attrarre le imprese rischiano di danneggiare la parità di concorrenza tra Paesi e da sempre la Commissione incoraggia questi Paesi a correggere" i loro sistemi.

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Le proposte dell'Ue

Per farlo la Commissione propone che venga ampliato il mandato del gruppo europeo sul codice di condotta sulla tassazione delle imprese per tener conto delle nuove pratiche che portano alla concorrenza fiscale sleale e alla pianificazione fiscale aggressiva. Gentiloni ha indicato che il mandato “può includere particolari regole di residenza fiscale che possono comportare una doppia non imposizione o esenzioni fiscali generali, che possono favorire pratiche fiscali dannose senza garanzie adeguate”. Si tratta di una materia delicatissima sulla quale c'è la forte resistenza di molti Stati a definire un approccio Ue. Da anni si discute senza successo di base fiscale comune per l'imposta sulle società.

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