Ue: no aiuti di Stato ad Alitalia, sì ad Air France e Klm. Ecco perché

Bruxelles ha dato l'ok all'intervento da 7 miliardi del governo di Parigi per salvare la compagnia franco-olandese. Lo stesso potrebbe accadere con la tedesca Lufthansa. Più difficile il via libera a una misura simile per il nostro Paese

Il fronte nazional-populista e anti-Ue è già partito all'attacco: perché quello che vale per i franco-olandesi di Air France-Klm (e forse a breve anche per i tedeschi di Lufthansa), non vale invece per Alitalia? Colpa del fatto che per Bruxelles ci sono figli e figliastri? Domande scatenate all'indomani dell'indiscrezione secondo la quale l'Antritrust europeo potrebbe bloccare la richiesta del governo italiano di far leva sugli aiuti di Stato per ricapitalizzare la compagnia di bandiera tricolore a far fronte alle conseguenze economiche del coronavirus. Sul modello di quanto già fatto da Parigi, per l'appunto, che ha già avuto l'ok formale dell'Ue. 

Detta così, la vicenda sa di ingiustizia. Ma prima di valutare se siamo di fronte a una reale disparità di trattamento, andrebbero fatte alcune premesse. La prima è che, in seguito alla pandemia di Covid-19, la Commissione Ue ha deciso di sospendere i paletti (non tutti) sugli aiuti di Stato, consentendo ai governi di allargare i cordoni delle borse per sostenere le imprese colpite dalle misure anti-coronavirus. L'Italia e la Francia hanno potuto cosi' varare aiuti sotto forma di contributi a fondo perduto e prestiti che hanno superato i 300 miliardi di euro a testa (tra cui 7 miliardi per Air France). Roma e Parigi, fin qui, hanno dunque ricevuto lo stesso trattamento.

Altro discorso riguarda l'impatto di tali aiuti sulla concorrenza. Per esempio, nei giorni scorsi qualcuno a Bruxelles ha sollevato il caso della potenza di fuoco delle casse tedesche, che hanno varato (e ottenuto) aiuti di Stato pari a circa 1.000 miliardi (il 52% dell'intero ammontare di aiuti varati dai 27 Stati Ue). Proprio per evitare che le deroghe per la pandemia avvantaggino le imprese dei Paesi con più fondi in cassa a danno di quelle con sede in altri Stati membri, Bruxelles starebbe valutando di fissare alcuni paletti pur continuando a sospendere le norme sulla concorrenza. Una valutazione che ancora non si è trasformata in azione.  

Il nuovo regime di deroghe antitrust, varato venerdì scorso dalla Commissione, se da un lato ha consentito di allargare il campo alle ricapitalizzazioni e al ricorso ad azioni subordinate per sostenere le aziende in crisi (cosa salutata con favore anche all'Italia), dall'altro prevede una serie di limitazioni, come il divieto alle imprese che ricevono i sussidi di assegnare i dividendi agli azionisti. Nessun tetto, per il momento, agli aiuti consentiti per ridurre i rischi alla concorrenza.Tra i paletti ce n'è però uno che non farà felice Alitalia: il divieto di aiuti di Stato per consentire la ricapitalizzazione di imprese in difficoltà per l'impatto economico del coronavirus.

Secondo Bruxelles, infatti, questo "non è lo strumento adatto" per Alitalia, secondo quanto avrebbe confidato una fonte Ue all'agenzia AdnKronos. "La Commissione è pronta a discutere qualsiasi misura per affrontare la situazione di Alitalia. Ma questo strumento è limitato alle società che non erano in difficoltà alla fine del 2019", ha detto la fonte. "Questo non vuol dire che non ci siano altri strumenti disponibili" per Alitalia, "ma questo non è lo strumento adatto". Secondo la fonte, gli aiuti sotto forma di ricapitalizzazione dovrebbero "consentire alle società di attraversare questa crisi facendole ritornare alla situazione di sostenibilità in cui si trovavano prima. Se la compagnia non era in salute prima di questa crisi, è un altro problema e questo non è lo strumento adatto". 

In altre parole, Bruxelles non starebbe chiudendo la porta ad altre forme di salvataggio, anche se è chiaro che a Roma in molti avrebbero preferito usare la finestra di opportunità degli aiuti di Stato in deroga per mantenere il controllo 'italiano' sull'azienda. Come dicevamo, nulla è ancora deciso. Ma intanto i piani di salvataggio delle compagnie aeree stanno sollevando polemiche per altre ragioni. Da un lato, ci sono gli ambientalisti che temono che nonostante l'esborso di fondi pubblici, quindi denaro dei contribuenti, il settore dell'aviazione civile venga 'salvato' dalle nuove norme Ue anti-inquinamento che sembravano ormai cosa fatta prima della crisi.

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Dall'altro c'è la rabbia dei concorrenti privati delle compagnie di bandiera, come Ryanair:  "Le compagnie aeree non sono trattate tutte allo stesso modo - ha attaccato Michael O'Leary, patron dell'azienda irlandese in una intrevista a Euronews - Compagnie come Lufthansa e Air France sono come dei drogati e ricevono sovvenzioni. Alitalia è di nuovo di proprietà dello Stato, una compagnia aerea che non ha mai fatto profitti in 74 anni. Ryanair è attualmente il più grande operatore in Italia. EasyJet (altra compagnia privata, ndr) credo sia la terza. Non chiediamo aiuti di Stato, ma vorremmo vedere ridotte le tasse comunali e i diritti aeroportuali in Italia, piuttosto che vedere arrivare giganteschi aiuti di Stato ad Alitalia, come se fosse crack o cocaina", ha concluso. Beh, forse su Alitalia potrà dormire sonni tranquilli.

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