Ue: "Dopo lo stop a Patto di stabilità ora valutiamo i coronabond"

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, conferma le voci sulla possibilità di attivare dei titoli con garanzia europea per sostenere l'economia. Un'iniziativa che sarebbe legata al Mes. Ma Lega, FdI e un pezzo di M5s dicono 'no'

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il premier Giuseppe Conte

Dopo la proposta di attivare la clausola di salvaguardia sul Patto di stabilità, che di fatto sospenderebbe l'attuazione dei rigidi vincoli di bilancio, adesso la Commissione europea sta valutando insieme agli Stati membri la possibilità di fare ricorso ai cosiddetti 'coronabond', ossia dei titoli emessi con una garanzia comune di tutti i Paesi Ue per sostenere l'economia

"Nessuno Stato membro può affrontare questa minaccia da solo, dobbiamo lavorare insieme e aiutarci reciprocamente. Il virus non ha confini e l'Unione europea è più forte quando mostriamo piena solidarietà", ha detto la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen in una intervista al Corriere della Sera. Parole che riguardano sia l'aspetto sanitario, sia quello economico. I 'coronabond', infatti, richiederebbero un impegno comune, soprattutto da parte di quei Paesi che hanno i bilanci più in ordine, come Germania e Olanda.

Per capirci: se io Germania, che ho un'alta reputazione sui mercati, faccio da garante a chi questa reputazione alta non la ha (per esempio l'Italia per via del suo alto debito pubblico), rischio di avere dei contraccolpi. Ecco perché questa ipotesi trova l'opposizione dei governi più orientati all'austerity. Non a caso, la riunione dei ministri delle Finanze che si doveva tenere questa settimana è stata rinviata al 23 marzo, sempre in teleconferenza. "La tensione c'è, senza dubbio, ed è la figlia di crisi e di stagioni precedenti. Quello che si fa fatica a capire, e che in molti stiamo cercando di far capire nelle istituzioni europee - ha spiegato in un'intervista rivelatrice a "Radio anch'io" l'ex premier italiano e commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni - è che in questo caso questa crisi riguarda tutti; non è un problema di questo o quel Paese, che per congiunture storiche, per errori, oppure per squilibri dello stesso meccanismo europeo è in difficoltà e si trova a dover essere aiutato. Qui - ha sottolineato Gentiloni - avremo delle conseguenze economiche enormi per tutti i Paesi europei, non per questo o quel Paese".

Ma non sono solo i Paesi del Nord Europa ad avere dubbi sui coronabond. Anche Fratelli d'Italia, attraverso gli eurodeputati Fitto e Fidanza, ha espresso la sua contrarietà a questa misura. La preoccupazione è che i coronabond farebbero scattare un'altra iniziativa, l'applicazione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. Misura che il premier Giuseppe Conte avrebbe proposto agli altri leader Ue, ma su scala europea e senza condizionalità.

Chi si oppone al Mes, infatti, punta il dito contro le condizionalità di questo strumento, il famigerato 'memorandum' che chi riceve i fondi del Mes si impegna a rispettare. Nel caso della Grecia furono riforme lacrime e sangue. Ma secondo la proposta di Conte e di diversi economisti, questa eventualità verrebbe meno: essendo l'emergenza di livello comunitario, il Mes verrebbe applicato a tutti i Paesi Ue e non solo all'Italia. E il memorandum sarebbe semplicemente legato al rispetto dell'utilizzo delle risorse per le misure sanitarie ed economiche anti-Covid19.

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La Lega e una buona parte del M5s, pero', non credono a questa possibilità. “L’unico Mes che oggi conosciamo prevede, in caso di utilizzo, memorandum e condizionalità che sarebbero punitive per i cittadini, così come hanno vissuto sulla loro pelle i cittadini greci", hanno scritto in una nota gli eurodeputati 5 stelle. "Non permetteremo mai che qualcuno approfitti di un’emergenza sanitaria per imporre vincoli al nostro Paese. Parlare di attivazione del Mes senza condizioni è una ipotesi alla quale non crediamo", concludono.

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