Da Germania ok ai viaggi in Italia: "Ma su Fase 2 fate come noi"

Il governo federale apre al turismo da e verso 31 Paesi, tra cui il nostro, a partire del 15 giugno. Berlino si riserva però di valutare caso per caso in base all'evoluzione della pandemia. E chiede di attuare misure di sicurezza come quelle predisposte in Patria

I tedeschi potranno recarsi in Italia per le loro vacanze a partire dal 15 giugno. Oppure scegliere uno degli altri 30 Paesi europei nei confronti dei quali la Germania ha deciso di annullare le limitazioni di viaggio. Lo ha comunicato su Twitter il ministro degli Esteri Heiko Maas, spiegando che il provvedimento riguarda gli Stati Ue, i Paesi dell'area Schengen come Svizzera e Norvegia, e il Regno Unito. Liberi tutti, dunque? Non proprio: le scelte sulle limitazioni di viaggio "continueranno a dipendere da come si sviluppa la situazione locale" e quindi potrebbero essere ripristinate se necessario. Inoltre, come anticipato dalla stampa tedesca, il governo di Berlino sta chiedendo agli Stati membri di attuare le stesse misure varate in Germania per la Fase 2.

"Non dobbiamo essere superficiali, il Covid19 è tutt'altro che finito", ha infatti precisato Maas, ricordando che "insieme dobbiamo impedire che una ripresa del turismo porti a una seconda ondata, da noi o altrove. Dipende dalla responsabilità individuale di ognuno di noi". Come spiega l'agenzia Nova, dietro queste parole c'è un lavoro specifico che il governo tedesco sta facendo con i partner europei per istituire una serie di principi comuni sulla ripresa del turismo e dei viaggi transfrontalieri. Ci aveva provato il 13 maggio scorso la Commissione europea, predisponendo una serie di linee guida non obbligatorie. Che proprio per questo non hanno portato a un vero e proprio piano comune. Alcuni Paesi Ue, come Austria e Croazia, hanno varato accordi bilaterali, chiudendo una delle rotte più importanti che dal Nord Europa porta all'Italia (almeno via terra). Mentre Bruxelles rimandava la diatriba sulla sicurezza sanitaria dei singoli Paesi Ue a una mappa dell'Ecdc, il centro europeo per le malattie infettive, ancora in fase di elaborazione. Mentra un'altra agenzia Ue, l'Easa (che si occupa della sicurezza per l'aviazione), inseriva gli aeroporti della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e dell'Emilia Romagna nella blacklist degli scali non sicuri per il coronavirus (documento seguito dalla Grecia, per esempio, per giustificare lo stop ai turisti del Nord Italia). In altre parole, il caos. 

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Ecco perché Berlino sembra intenzionata adesso a riportare l'ordine (cosa che accade spesso quando in Ue si litiga), chiedendo che gli altri Stati membri dell'Ue adottino il criterio in vigore in Germania per il ripristino delle misure restrittive contro la diffusione del Covid-19. Il criterio prevede che tali misure vengano reintrodotte a livello locale laddove si superano più di 50 nuove infezioni da coronavirus su 100 mila abitanti in una settimana. Inoltre, per il ministero degli Esteri tedesco, i singoli Paesi devono sviluppare piani per il rispetto delle regole sul distanziamento sociale, per l'igiene, per indossare maschere di protezione, nonche' per l'aerazione e la disinfezione dei locali. 

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