Trasporti, Italia fanalino di coda in Europa per investimenti e manutenzioni

Lo sostiene l'Eurostat: spendiamo solo l'1,6% del nostro Pil contro una media Ue del 2%. Tra il 2011 e il 2016 tagliati oltre 6 miliardi

Il ponte Morandi crollato a Genova

Da dieci anni a questa parte l’Italia è tra gli Stati membri dell’Ue a spendere poco per il settore trasporti. Vuol dire che si costruisce poco, ma vuol dire anche che si investe poco nella manutenzione di quello che c’è già. Eurostat, nel pubblicare i dati relativa alla spesa pubblica per il settore, chiarisce che i numeri si riferiscono non solo alla realizzazione di nuove infrastrutture, ma pure a gestione e riparazione delle stesse.

Numeri alla mano, l’Italia risulta tradizionalmente più ‘tirata’ nella spesa nazionale per i trasporti. Secondo gli ultimi dati disponibili, e riferiti al 2016, la Penisola risulta 23esima su 28 per risorse utilizzare in questo settore, pari all’1,6% del Prodotto interno lordo, contro una spesa media europea del 2% del Pil. Il dato italiano risulta in costante calo (dal 2% del Pil del 2010 all'1,6% del 2016), che rispecchia tuttavia una tendenza europea.

I dati Eurostat arrivano dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, che ha messo in luce le pecche tutte italiane nella realizzazione, nella gestione e nella manutenzione dello stesso. In termini assoluti, l’Italia dal 2011 in avanti ha continuamento tagliato la spesa pubblica per il settore trasporti, passando da 32,8 miliardi di euro fino a 26,6 miliardi di euro. Un’emorragia di risorse che sta pesando e rischia di pesare ancora.

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