Martedì, 21 Settembre 2021
Lavoro

"Torni il Patto di stabilità", i frugali (e Rutte) di nuovo alla carica

Otto Paesi membri chiedono il ritorno a un maggiore rigore nelle regole di bilancio. La Commissione prova a trovare un compromesso, ma la trattativa sarà lunga e difficile

Le speranze di chi pensava che dopo la crisi del coronavirus e l'approvazione del Recovery fund, ci sarebbe stato un alleggerimento delle stringenti regole di bilancio europee, potrebbero dimostrarsi vane. A Bruxelles (o meglio oggi a Kranj in Slovenia, dove si tiene un Eurogruppo informale) si sta discutendo del ritorno del Patto di stabilità, dopo il periodo di pausa concesso per far fronte alla crisi dovuta alla pandemia di coronavirus.

Frugali alla carica

A tornare alla carica è stato il gruppo dei frugali, che ha anche allargato le sue fila, e che ha messo a punto un position paper che sarà la base delle trattative in sede comunitaria. "La riduzione del rapporto debito/Pil deve rimanere un obiettivo comune", si legge nel documento di una pagina, visto da Politico, in cui si ricorda che i trattati Ue “obbligano tutti gli Stati membri a evitare e correggere i disavanzi eccessivi". A firmare il testo oltre ai Paesi Bassi di Mark Rutte ci sono Austria, Danimarca, Lettonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia e Svezia. L'iniziativa è una cattiva notizia per l'Italia ma anche per Paesi come Francia e Spagna, che sono quelli che stanno più spingendo per un allentamento delle regole. Il cosiddetto Patto di stabilità e crescita limita i deficit di bilancio al 3 per cento del Pil e cerca di limitare il debito pubblico al 60 per cento. E visto che il nostro debito pubblico ha superato il 134 per cento, si capisce perché l'Italia voglia quantomeno un alleggerimento delle regole, ma per il governo di Mario Draghi non sarà facile spuntarla.

Austerità 'congelata'

Bruxelles ha congelato queste soglie l'anno scorso attivando la "clausola di salvaguardia generale" in modo che i governi potessero combattere la pandemia spendendo soldi pubblici e senza temere rimproveri da parte dell'esecutivo comunitario. Ma questa clausola resterà in vigore fino al 31 dicembre 2022, poi si tornerà a Patto di Stabilità, a meno che non ci sia una riforma. Ora il club anti-debito, guidato dall'Austria, si dice pronto a un qualche cambiamento, ma non certo nel senso che vorrebbero Roma, Parigi e Madrid. "Siamo aperti al dibattito sul miglioramento della governance economica e fiscale", afferma il documento, ma solo per quanto riguarda "semplificazioni e adattamenti che favoriscano un'applicazione coerente, trasparente e migliore delle regole ma anche il loro rispetto".

La mediazione di Gentiloni

Sulla riforma del Patto di stabilità "l'obiettivo principale è trovare un consenso di qualità" ma anche "trovare strumenti" per gestire la situazione "se non saremo in grado di terminare il processo" prima che la clausola di sospensione del Patto venga rimossa a gennaio 2023, ha detto il commissario all'Economia Paolo Gentiloni al termine dell'Eurogruppo informale in Slovenia. I tempi infatti per la discussione potrebbero essere lunghi, visto che i frugali hanno già chiarito nel loro documento che “la qualità è più importante della rapidità”. Dal canto suo Gentiloni ha assicurato che “il lavoro della Commissione è quello di costruire consenso e cercheremo di farlo nel rispetto delle opinioni di tutti, ma con l'obiettivo di rendere le nostre regole adatte a uno sviluppo duraturo e sostenibile".

L'apertura del falco Dombrovskis

Un'apertura al compromesso che è stata condivisa anche uno dei falchi dell'esecutivo von der Leyen. “Dobbiamo avere un percorso di riduzione del debito che sia realistico per tutti gli Stati membri", ha detto il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, confermando, a margine dell'Eurogruppo a Kranj, che l'area individuata dall'esecutivo Ue per 'ammorbidire' le regole di bilancio e renderle più realistiche potrebbe essere quella di allungare magari il percorso previsto per la riduzione del debito pubblico. La soglia massima, teorica, del debito è fissata da un allegato al trattato di Maastricht al 60 per cento del Pil. Chi è sopra quella soglia, prevedono i regolamenti emanati successivamente, dovrebbe ridurre il debito ogni anno di un ventesimo della quota eccedente il 60 per cento. Un consolidamento giudicato da molti insostenibile, oggi che il debito medio della zona euro è intorno al 100 per cento. "Dobbiamo bilanciare la sostenibilità di bilancio con il bisogno di sostenere la ripresa economica”, ha per questo sostenuto Dombrowskis.

"Serve una golden rule"

Il documento dei frugali "ripropone la vecchia e fallimentare ricetta dell’austerity", ma a maggior ragione adesso, durante la crisi del coronavirus, "la riduzione del debito non può essere considerata come un totem", ha attaccato l'europarlamentari del Movimento 5 Stelle, Sabrina Pignedoli, secondo cui "oggi più che mai c'è bisogno di una ‘golden rule’ nel Patto di Stabilità e Crescita, e cioè l’esclusione dal calcolo del deficit degli investimenti pubblici produttivi e quelli necessari a garantire la transizione ambientale". Anche perché, ha continuato, "maggiori investimenti pubblici non solo rilanciano la domanda, ma generano più investimenti privati, con conseguenti effetti positivi sul Pil".

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