Telecamere sul lavoro? "Non violano privacy, giusti licenziamenti"

La Corte europea dei diritti umani dà ragione a una catena di supermercati spagnoli che grazie ai video di sorveglianza aveva sorpreso alcuni dipendenti intenti a rubare

Installare delle telecamere sul posto di lavoro qualora si abbiano fondati sospetti che i dipendenti stiano derubando l'azienda e che le perdite subite siano ingenti non è una violazione del diritto alla privacy dei lavoratori. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo con una sentenza definitiva emessa nei confronti di 6 dipendenti di un supermercato spagnolo, licenziati dopo essere stati sorpresi dai video di sorveglianza a rubare. 

Il caso risale al 2009, quando in seguito ad alcune indagini interne, la dirigenza della catena di supermercati M. After aveva licenziato 14 dipendenti accusandoli di rubare le scorte in un punto vendita. L'accusa si reggeva sia sui flussi di cassa, che avevano dimostrato alcuni ammanchi, sia soprattutto sulle telecamere nascoste installate all'interno del supermercato all'insaputa dei dipendenti. Tra i partecipanti ai furti c'era anche un rappresentante sindacale. 

Sei dei licenziati hanno deciso di fare ricorso, lamentando l'uso delle temecamere, che, a detto loro, avrebbe costituito una palese violazione del diritto alla privacy. Senza i video di sorveglianza, sarebbe venuta meno la prova più importante, e quindi la catena avrebbe dovuto risarcire i ricorrenti. Ma sia i tribunali spagnoli, sia la Corte di Strasburgo hanno ritenuto che l'uso delle telecamere era legittimo e le prove video non hanno "compromesso l'equità del processo".

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