Lunedì, 2 Agosto 2021
Lavoro

Svizzera teme l'arrivo di troppi immigrati europei e sceglie la "Brexit", salta l'accordo con l'Ue

Dopo oltre un decennio di trattative per rendere più stretta la cooperazione con il blocco Berna ha deciso di far saltare il tavolo perché non vuole accettare la libera circolazione delle persone

Una relazione più stretta sì, ma non troppo. Dopo anni di negoziati con l'Unione europea per concludere un accordo di cooperazione, una sorta di mini-adesione al blocco comunitario, la Svizzera ha deciso di lasciare il tavolo delle trattative. Bruxelles e Berna hanno trascorso più di un decennio a discutere un cosiddetto accordo quadro, che riorganizzerebbe cinque importanti intese all'interno di un mosaico di 120 accordi che regolano loro le relazioni.

Ma le distanze sono troppo grandi, a partire dal tema dalla libera circolazione delle persone, che avrebbe ampliato l'accesso degli europei all'assistenza sociale della Confederazione. Bruxelles ha espresso "rammarico" per questa specie di mini Brexit, sottolineando che accedere al mercato unico implica il rispetto delle regole Ue. L'accordo generale mirava a standardizzare il quadro giuridico per la partecipazione della Svizzera al mercato comunitario, avrebbe richiesto la revisione degli accordi sulla libera circolazione, sugli standard industriali, l'agricoltura, il trasporto aereo e terrestre e e avrebbe portato alla creazione di un tribunale arbitrale comune che potesse risolvere le controversie e consentire il risarcimento delle violazioni. L'Ue è il principale partner commerciali di Berna e circa la metà di tutte le esportazioni svizzere va al blocco, che circonda il Paese, mentre i due terzi delle importazioni svizzere provengono dall'Ue.

Fin da subito il negoziato non era partito con i migliori auspici. Sollecitato da Bruxelles per oltre 10 anni, la discussione era iniziata soltanto nel 2014. Ora la Svizzera, dopo tanto tergiversare, ha deciso di chiuderla qui. Perché le due parti non sono riuscite ad accordarsi sui punti controversi, come il criterio degli aiuti pubblici e i salari (quelli svizzeri sono più alti per il costo della vita e Berna temeva venissero intaccati da un'intesa con l'Ue). E poi la libera circolazione delle persone, il "punto cruciale delle controversie" secondo il governo elvetico. Da intendere, secondo gli svizzeri, soltanto per i "dipendenti e le loro famiglie", mentre per l'Ue avrebbe dovuto riguardare "tutti i cittadini". Questo però avrebbe comportato "un cambio di paradigma nella politica migratoria Svizzera, anche con conseguenze per l'accesso all'assistenza sociale", ha affermato il ministro degli Esteri Ignazio Cassis.

L'esecutivo elvetico però, precisa una nota, crede tuttavia che sia nell'interesse della Svizzera e dell'Ue salvaguardare la collaborazione bilaterale e portare avanti con convinzione gli accordi esistenti. Per questo motivo intende avviare un dialogo politico con l'Ue sul proseguimento della cooperazione. Anche senza un accordo istituzionale, indica l'esecutivo, la Svizzera rimane un partner affidabile e impegnato dell'Ue.

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