Troppi aiuti alle imprese, l'Ue frena la Germania: "Così è concorrenza sleale"

Secondo il quotidiano Handelsblatt, la vicepresidente Vestager avrebbe bloccato la richiesta di Berlino di erogare prestiti sopra gli 800 mila euro alle aziende con una garanzia dello Stato al 100%. Bruxelles teme una situazione di squilibrio con gli altri Paesi

Dinanzi alla crisi del coronavirus, ci sono governi che sono accusati di fare troppo poco per l'economia e altri che invece vengono addidati di eccedere nella loro generosità. Puo' sembrare un paradosso, ma non è cosi'. La vicenda è questa: la Germania ha chiesto all'Unione europea di poter concedere prestiti sopra gli 800mila euro alle imprese di casa, con garanzia dello Stato pari al 100%. Ma la Commissione europea potrebbe bocciare questa richiesta. Il motivo è che la forza di fuoco di Berlino per sostenere la propria economia rischia di provocare una concorrenza sleale all'interno del mercato unico europeo, avantaggiando le aziende tedesche a danno di quelle di altri Paesi Ue, come Francia, Spagna e Italia. 

A rivelare le perplessità di Bruxelles è il quotidiano Handelsblatt, che cita una lettera inviata dalla vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager al ministro tedesco dell'Economia Peter Altmaier in risposta alla richiesta di Berlino di ampliare il programma di aiuti per le imprese. Finora, come successo per i diversi programmi di sostegno pubblico all'economia varati dai vari Paesi Ue, la Commissione ha deciso di derogare alle rigide norme sugli aiuti di Stato. Norme che in tempi normali hanno il compito, tra le altre cose, di evitare la concorrenza sleale tra le imprese nel mercato Ue.

L’Italia, per esempio, ha varato il decreto liquidità, che permette alle società di ricevere prestiti garantiti dallo Stato al 100% fino a 25 mila euro, mentre quelli sopra i 25 mila euro (e fino a 800 mila euro) sono garantiti al 90% dalla Sace, la società controllata dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp). Anche Francia e Spagna hanno varato programmi di simile entità. Ma nulla a che vedere con quanto fatto già da Berlino. 

"Per capire la potenza di fuoco messa in campo dalla Germania - scrive il Corriere della Sera - basta ricordare il caso dell’operatore turistico Tui, salvato grazie a un’iniezione di 2 miliardi di euro, di cui l’80% dalla banca pubblica KfW; o di Adidas, che ha avuto prestiti per 3 miliardi (2,4 miliardi dalla Kfw); fino alla compagnia aerea Condor, che ha ricevuto 550 milioni complessivi dal governo federale e dal Land dell’Assia. Entro la fine della settimana dovrebbe toccare alla Lufthansa, che perde un milione di euro all’ora. Per salvare dalla bancarotta la compagnia tedesca, che controlla Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines e Air Dolomite, si parla di un intervento pubblico assai controverso tra i 9 e i 10 miliardi". 

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I programmi di Berlino, dunque, sono già a un livello alto, grazie all'enorme disponibilità di cassa di cui gode il governo. Se dovesse andare eccessivamente oltre, Bruxelles potrebbe non essere più disposta a derogare alle norme Ue sugli aiuti di Stato, usando queste regole per bloccare la 'generosità' tedesca e mantenere un minimo di equilibrio nella concorrenza interna. Il primo stop, come dicevamo, riguarderebbe la richiesta di alzare la soglia di 800 mila euro garantiti al 100% per le imprese. Ma sullo sfondo, c'è anche un altro progetto di legge, il Fondo di stabilizzazione dell’economia (Wsf), istituito dal governo federale con una dotazione di 600 miliardi, 100 dei quali destinati alle partecipazioni statali dirette nelle imprese in difficoltà. Anche su questo progetto servirà l'ok della Commissione.

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