Sabato, 16 Ottobre 2021
Lavoro

"Non solo benzina e diesel, anche le ibride al bando dal 2035": l'idea Ue fa infuriare l'industria auto tedesca

Secondo Politico, la Commissione europea potrebbe presentare una proposta per vietare la vendita di veicoli con motore a combustione entro i prossimi 14 anni. Protestano le lobby del settore, che lamentano i ritardi sulle stazioni di ricarica e sollevano il problema degli alti costi di vendita degli elettrici puri. Ma anche le batterie sono un problema

Non solo diesel e benzina: fra poco meno di 3 lustri nell'Unione europea potrebbe essere vietata anche la vendita dei veicoli ibridi più ecologici. Lo denuncia Hildegard Müller, capo della lobby automobilistica tedesca Vda, nel commentare le indiscrezioni della stampa sul piano in discussione a Bruxelles: secondo quanto scrive Politico, la Commissione Ue avrebbe proposto di fissare al 2035 l'obiettivo zero emissioni per le auto. Il che vorrebbe dire addio al vecchio motore a combustione in tutte le sue forme, anche quella plug-in.

Le nuove regole

Le nuove regole sarebbero frutto di una revisione dei piani di Bruxelles sul Green deal, ritenuti a oggi dagli ambientalisti poco ambiziosi. Nelle ultime settimane le accuse del fronte ecologista si sono concentrate sulla nuova Pac, la Politica agricola comune, la cui versione votata dal Parlamento e al centro dei negoziati finali tra Stati membri e istituzioni Ue non ha integrato la strategia Farm to fork, il Green deal per l'agroalimentare. Sotto la pressione del variegato mondo ambientalista, la Commissione starebbe valutando di rispondere alle critiche con lo "scalpo" del motore a combustione, la cui messa al bando, finora, sembrava prevista per il 2050: secondo Politico, la nuova bozza della strategia di Bruxelles prevede per il 2030 "una riduzione del 60% delle emissioni delle auto, rispetto all'obiettivo attuale di un taglio del 37,5%". Una riduzione che "salirà al 100%" entro il 2050.

L'industria auto in ritardo

La bozza dovrebbe venire presentata ufficialmente il 14 luglio, ma le lobby del settore e i Paesi che dipendono fortemente dalla produzione automobilistica tradizionale, tra cui la Germania, sono pronte a dare battaglia. Il problema è il passaggio dal motore a combustione a quello solo elettrico. A oggi, scrive sempre Politico citando uno studio di Transport & Environment, tra le grandi case automobilistiche europee, "solo Volvo e Volkswagen hanno messo in atto strategie per passare all'elettrico entro la fine del decennio", mentre i rivali tedeschi Daimler e Bmv sarebbero in ritardo nella transizione.

A lamentarsi di una eventuale accelerata verso l'elettrico è anche l'indotto: "Se avrai bisogno di una nuova auto nel 2036, non ci sarà scelta", dice Sigrid de Vries, che gestisce la lobby dell'industria dei componenti Clepa. "L'auto avrà un motore elettrico, indipendentemente dal fatto che si adatti o meno alle necessità, che sia conveniente o meno, o che ci sia energia verde e l'infrastruttura per ricaricarla o meno", aggiunge. Chi osteggia il piano anti motore a combustione, ricorda anche la recente relazione della Corte dei conti Ue, in cui si nutrono forti dubbi sulla capacità dei Paesi europei di raggiungere un numero adeguato di stazioni di ricarica elettrica da qui al prossimo decennio. 

C'è poi il problema delle batterie: l'alleanza europea lanciata nel 2017 dalla Commissione per ricucire i ritardi con l'Asia nella produzione delle batterie al litio ha fatto passi avanti. Ma a oggi l'industria Ue di settore ha appena una quota del 5% del mercato internazionale. Con una transizione più rapida verso l'elettrico, i big europei dell'auto potrebbero diventare dipendenti dalla tecnologia estera, in particolare da quella cinese.

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