"Stop al 5G di Huawei", l'Ue pronta a fermare le tecnologie cinesi

Secondo quanto riferisce la Reuters, la Commissione avrebbe messo a punto delle nuove linee guida che escluderebbero di fatto il gigante di Pechino dalla corsa alle nuove reti in Europa. Come richiesto dagli Stati Uniti

La conferma dovrebbe arrivare a fine mese, ma secondo varie fonti la Commissione Ue sarebbe pronta a escludere il gigante cinese delle telecomunicazioni Huawei dagli appalti per le nuove reti 5G in Europa. Una mossa che verrebbe incontro alle pressioni degli Stati Uniti, che accusano Pechino di utilizzare questa tecnologia per operazioni di spionaggio. Favorendo anche la "pace" commerciale tra Bruxelles e Washington, dopo le ultime minacce di Donald Trump di nuovi dazi. 

I paletti Ue

Stando alla Reuters, che ha visionato la bozza del nuovo piano Ue sulla cybersicurezza, la Commissione avrebbe stilato una serie di raccomandazioni che dovrebbero venire presentate dalla vicepresidente Margrethe Vestager il 29 gennaio. Se la bozza verrà confermata, Bruxelles potrebbe invitare gli Stati membri ad alzare dei paletti all'ingresso di operatori di Paesi terzi nel business 5G. Paletti che di fatto colpirebbero società come Huawei. 

Secondo queste linee guida, i governi Ue dovrebbero "valutare il profilo di rischio dei fornitori a livello nazionale o dell'Ue e applicare restrizioni ai fornitori ad alto rischio", anche con la loro esclusione laddove necessaria "per mitigare efficacemente i rischi per le attività chiave". Il motivo di tali restrizioni è il "rischio di interferenza da parte di un Paese terzo nella catena di approvvigionamento del 5G, nonché quello di dipendere da un singolo fornitore". 

I concorrenti di Huawei

Passaggi che verranno sicuramente accolti con favore dai concorrenti europei di Huawei, come la finlandese Nokia o la svedese Ericsson. Ma anche dai player statunitensi interessati al mercato Ue, come Cisco e Qualcomm. Il problema di tutti questi player, pero', è che le loro tecnologie sarebbero meno convenienti di quelle cinesi sotto il profilo dei costi e della qualità. Secondo una stima elaborata da Gsma, gruppo che rappresenta la grande maggioranza degli operatori delle telecomunicazioni, bandire la tecnologia cinese per il 5G imporrebbe all’Europa costi maggiori per 55 miliardi di euro e allungherebbe il processo di transizione dal 4G di almeno 18 mesi.

Perché è importante il 5G

Uno smacco per un Vecchio Continente che punta sul 5G per rilanciare una crescita economica stagnante. Secondo Stefano Mele, presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano, "il 5G rappresenterà nei prossimi anni quello che internet è stato negli anni ‘90". In una intervista all'Agi, Mele spiega: "Tutto passerà sul 5G, l’Iot (Internet of things), domotica, trasporti, fabbriche, comunicazioni: è la tecnologia più strategica dei prossimi anni. Per questo chi domina questo mercato, insieme a quello dell’intelligenza artificiale, dominerà il mercato tecnologico nel complesso".

Web tax, dazi e Via della Seta

Usa e Cina lo sanno e si stanno affrontando a muso duro. E l'Europa è il principale terreno di scontro di questo duello. Anche in quest'ottica va letto l'ultimo capitolo dello scontro commerciale tra Bruxelles e Washington. Da un lato, c'è la web tax, la tassa sui giganti del web "a stelle e strisce" come Facebook e Google, che Francia e Italia stanno portando avanti tra le ire degli Usa. L'Italia, poi, è insieme alla Germania quella che ha aperto maggiormente le porte all'ingresso di Huawei nel 5G: Deutsche Telekom e Vodafone hanno già stretto accordi con il gigante di Pechino, mentre il governo giallorosso ha apertamente dato il suo appoggio anche sulla scorta dei patti vantaggiosi con la Cina sulla nuova Via della Seta. Dall'altro lato, c'è la minaccia di Trump di nuovi dazi che colpirebbero per l'appunto le auto tedesche e i prodotti agroalimentari italiani, dopo aver fatto lo stesso con i vini francesi. 

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