Riforma pensioni e aumento dell'Iva in cambio del Recovery fund: il piano della Spagna

Madrid non vuole perdere i 72 miliardi messi a disposizione da Bruxelles e per questo sta mettendo a punto diversi interventi per rispettare le condizionalità

Pedro Sanchez - foto Consiglio europeo

La Spagna vuole approfittare del Recovery Fund e dei 72 miliardi che le spettano secondo il piano messo a punto a Bruxelles. Per questo il governo guidato dal socialista Pedro Sanchez ha messo a punto un piano di riforme da approvare in cambio dei fondi, tra cui anche una riforma delle pensioni e un aumento dell'Iva, ma non solo.

Come racconta El Pais, che ha ottenuto il documento del governo, Madrid intende mettere in campo una riforma che faccia sì che i cittadini restino nel posto di lavoro fino all'effettiva età pensionabile, e che non lo lascino prima del previsto. La riforma intende fare in modo di “avvicinare l'età pensionabile effettiva a quella legale attraverso il disincentivo al prepensionamento e l'incoraggiamento al lavoro senior”, con un nuovo sistema di incentivazione non dettagliato, ma già sul tavolo. Si punta poi all'allineamento progressivo dei "lavoratori autonomi al regime generale", e a sviluppare "un solido sistema complementare di fondi per l'occupazione a livello di impresa o di settore". L'esecutivo vuole lasciare la spesa pensionistica al di sotto del 15% del Pil nel medio termine, una percentuale che è al di sotto di quella di Francia e Italia.

Il carico fiscale nel 2018 rispetto al Pil è stato del 39% rispetto a una media del 46% nella zona euro, per questo Bruxelles vorrebbe un aumento. La coalizione di governo dei socialisti del Psoe e di Podemos hanno concordato a dicembre una riforma per attuare un sistema "più equo, progressivo ed giusto", e non intendono cambiare troppo questa linea, anche se con la crisi dovuta alla pandemia, e il conseguente aumento della spesa pubblica, si dovranno comunque chiedere alcuni sacrifici ai cittadini, tra cui un aggiustamento al rialzo dell'Iva e piccoli aumenti dell'Irpef che però dovrebbero colpire innanzitutto i redditi più alti. Così come per colpire i redditi più alti si pensa a una tassa sui colossi digitali e la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie.

Ci saranno anche interventi sociali, come quello che punta a far diminuire il tasso di abbandono scolastico che al momento è al 17%, ben al di sopra di quelli di Francia, Germania o Italia (tra l'8% e il 13% nel 2019). Il documento evidenzia un Piano per la promozione della formazione professionale, con 200mila nuovi posti fino al 2023, e un disegno di legge per la riforma dell'istruzione, con un impulso all'istruzione da 0 a 3 anni e un Piano nazionale per le competenze digitali.

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