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Venerdì, 2 Dicembre 2022
La riforma / Spagna

In Spagna è boom di contratti a tempo indeterminato

Negli ultimi sei mesi, sono stati più di 3,2 milioni i lavoratori interessati, la maggior parte fuoriusciti dal precariato

Mai prima d'ora si era registrato un numero così elevato di nuovi contratti a tempo indeterminato in Spagna: negli ultimi sei mesi più di 3,2 milioni di lavoratori hanno firmato contratti di questo tipo, con una media di più di mezzo milione al mese e 750 al giorno. Il merito è della nuova riforma del lavoro entrata in vigore a inizio anno che stabilisce che il contratto di lavoro ordinario deve essere a tempo indeterminato.

Le nuove regole hanno portato a una vertiginosa sostituzione di posti di lavoro temporanei con quelli fissi. I dati del Ministero del Lavoro mostrano una chiara tendenza all'aumento della formalizzazione dei contratti a tempo indeterminato e contemporaneamente un calo della frequenza di quelli precari: i primi sono aumentati del 242 per cento nei primi sei mesi di quest'anno, mentre i secondi sono diminuiti del 17,9 per cento.

I numeri

In totale, durante la prima metà dell'anno, sono stati creati quasi 3,2 milioni di contratti a tempo indeterminato e quasi 700mila nuovi posti di lavoro. A maggio la disoccupazione è scesa sotto la soglia dei 3 milioni per la prima volta dal 2008. E mentre i contratti temporanei (a tempo determinato, stagionali, occasionali o giornalieri) rappresentavano il 90 per cento dei nuovi contratti firmati ogni mese, ora costituiscono solo il 55 per cento circa del totale.

Per quanto riguarda l'età, i professionisti sotto i 25 anni sono quelli che hanno registrato il maggior incremento nella sottoscrizione di contratti a tempo indeterminato, con una crescita di quasi il 400 per cento rispetto all'anno scorso e un numero di firme che si avvicina al mezzo milione. Il segmento più ampio è quello dei lavoratori di età compresa tra i 25 e i 45 anni, che hanno firmato 1.358.162 contratti fino a maggio di quest'anno, con un aumento del 194,3 per cento. Dal canto loro, gli over 45 hanno visto firmare 691.231 contratti e hanno registrato un aumento del 197,9 per cento.

Per settore, l'aumento maggiore è stato registrato nell'agricoltura, con un incremento del 368,5 per cento, seguito dall'edilizia, con il 286,4 per cento. Il settore dei servizi (213,3 per cento) e l'industria (126,1 per cento) hanno registrato una crescita più moderata. In termini di volumi, il settore dei servizi è quello che ha firmato il maggior numero di contratti a tempo indeterminato, oltre 1,8 milioni, mentre il resto oscilla tra i 200mila e i 250mila contratti.

Cosa stabilisce la riforma

Con la riforma, sono stati aboliti il "contratto di servizio" e il "contratto a tempo determinato", che erano le modalità di contratto temporaneo per eccellenza e più utilizzate in settori come l'edilizia. Il contratto ordinario sarà ora a tempo indeterminato e, una volta terminato il lavoro, l'azienda dovrà offrire al lavoratore una proposta di riassunzione che, se rifiutata o se non può essere realizzata, porterà allo scioglimento del contratto con un'indennità del 7 per cento calcolata sui concetti salariali del contratto collettivo.

Il "contratto di tipo temporaneo" viene rinominato "contratto dovuto a circostanze produttive". La sua causa viene riformulata, mantenendo una durata massima di 6 mesi, estendibile a 12 mesi tramite contratto collettivo settoriale. Viene creato un sottotipo da utilizzare per un massimo di 90 giorni all'anno, legato a situazioni occasionali e prevedibili di durata ridotta e limitata. L'utilizzo di questo contratto è penalizzato da un contributo aggiuntivo, che può arrivare fino a tre volte la tariffa corrente, al termine del contratto quando la sua durata è inferiore a 30 giorni.

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