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Sabato, 27 Novembre 2021
Lavoro

Il traffico illegale di rifiuti è un business da 10 miliardi, ora l'Ue vuole una stretta

Molte aziende del blocco si affidano a gruppi criminali che li smaltiscono a costi più bassi inviandoli nei Paesi in via di sviluppo. Bruxelles vuole aumentare i controlli

Smaltire i rifiuti ha un costo per le aziende, e spesso alcune di queste preferiscono affidarsi a network criminali per liberarsene, soprattutto quello inquinanti e pericolosi. Secondo le stime della Commissione europea le entrate annuali derivanti dal mercato dei rifiuti illeciti nell'Unione variano dai quattro ai 15 miliardi di euro, con un valore medio di quindi 9,5 miliardi, e rappresentano potenzialmente fino al 30 per cento del traffico totale di rifiuti.

Per questo l'esecutivo comunitario ha proposto un pacchetto di misure volte da una parte a facilitare le spedizioni all'interno del blocco, ma dall'altro ad affrontando il traffico illegale che è diretto soprattutto verso Paesi in via di sviluppo, dove le capacità di smaltimento sono molto basse e dove quindi il fenomeno porta a ingenti danni ambientali, oltre che di salute alle persone, e spesso i bambini, che spesso lavorano nelle discariche svolgendo attività rudimentali di riciclaggio. “Come per qualsiasi attività illegale, il traffico di rifiuti prospera perché il settore presenta interessanti opportunità economiche per gli attori criminali. Le spedizioni illegali rappresentano un modo per ridurre i costi legati al rispetto delle norme in materia di trasporto e gestione dei rifiuti”, si legge in uno studio dell'esecutivo, che sottolinea che “questa opportunità è sfruttata dalle reti criminali che offrono un modo più economico di trattare questi rifiuti e che ne traggono notevoli benefici”. Inoltre, afferma ancora il testo, rispetto alle stime precedenti “c'è stata una crescita nelle stime delle entrate del mercato dei rifiuti illeciti dell'Ue per i rifiuti pericolosi e non pericolosi”.

Ora però “le nuove norme promuoveranno l'economia circolare e garantiranno che le esportazioni di rifiuti non danneggino l'ambiente o la salute umana in altre parti del pianeta”, ha garantito il vicepresidente della Commissione e responsabile del Green Deal, Frans Timmermans. Secondo la proposta di Bruxelles le esportazioni di rifiuti verso Paesi non Ocse, dovranno essere limitate e consentite solo se i Paesi terzi sono disposti a ricevere determinati rifiuti e sono in grado di gestirli in modo sostenibile. Queste spedizioni saranno poi monitorate e potranno essere sospese se generano gravi problemi ambientali nel Paese di destinazione. In base alla proposta adottata oggi dal Collegio dei commissari, tutte le società dell'Ue che esportano rifiuti al di fuori dell'Unione dovrebbero garantire che gli impianti che ricevono i loro rifiuti siano soggetti a un audit indipendente che ne dimostri la gestione in modo ecologicamente corretto.

Per i traffici all'interno dell'Ue, Bruxelles propone di semplificare notevolmente le procedure stabilite, facilitando il rientro dei rifiuti nell'economia circolare, senza abbassare il livello di controllo necessario. Ciò contribuirebbe, secondo la Commissione, a ridurre la dipendenza dell'Ue dalle materie prime primarie oltre a sostenere l'innovazione e la decarbonizzazione dell'industria Ue per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dal Green deal. Le nuove regole dovrebbero inoltre introdurre lo scambio elettronico di documentazione relativa al traffico di rifiuti. Il regolamento sulle spedizioni rafforza ulteriormente l'azione contro il traffico includendo l'istituzione di un gruppo di controllo sulle spedizioni di rifiuti dell'Ue, il conferimento all'Ufficio europeo per la lotta anti-frode (Olaf) di agevolare le indagini transnazionali degli Stati membri sul reato ambientale e l'introduzione di norme piu' rigorose sulle sanzioni amministrative.

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