Vivere senza l'Euro: a Bruxelles ci provano. Ecco come

Nella Capitale Ue un esperimento sociale di una settimana per vedere come reagirebbe la cittadinanza se dovessero sparire i contanti ufficiali. Tra moneta alternativa, banche del tempo e 'frigo solidali'

La città di Bruxelles sarà la cornice di un esperimento sociale che metterà alla prova la tenuta degli scambi commerciali nel caso in cui la moneta unica, tutto d’un colpo, sparisse dalla circolazione. Possibilità remota, ci terranno a sottolineare gli esperti di economia e, soprattutto, chi ha più a cuore il regolare andamento dei mercati. Eppure, “queste situazioni si sono verificate di recente in Grecia o in Venezuela”, si legge sul portale dell’iniziativa “La semain sans euro”.

I consumatori-cavia

Il sito dell’iniziativa spiega le regole d’ingaggio dei consumatori-cavia, che, al termine dei sette giorni, dovranno compilare un questionario per spiegare come hanno fatto a sopravvivere senza il becco d’un quattrino. Dal 6 maggio non dovranno usare la moneta unica europea e “non potranno fare scorte in anticipo”.  Si dovrà quindi ricorrere ai sistemi alternativi di scambio, una rete di solide utopie che si è guadagnata una nicchia di sostenitori nell’economia locale della capitale belga. Gli organizzatori offrono alcuni suggerimenti su come accedere a tali sistemi. Vediamone alcuni. 

Il Zinne

Per cominciare, i partecipanti potranno comperare prodotti usando il Zinne, una moneta locale in circolazione da meno di due mesi. Alla sua nascita, la valuta alternativa contava già su 22 sportelli di cambio o prelievo e su 90 punti vendita aderenti, nei quali si può pagare in zinne. Di sicuro non ci saranno discussioni sui prezzi, dal momento 1 zinne vale un euro. Se durante la settimana senza euro si dovesse aver bisogno di un idraulico o di un corso di guida, il partecipante potrà recarsi in uno dei tanti centri di scambio di servizi già attivi in città e provincia.

La banca del tempo

Ogni membro offre e richiede servizi in base ai propri desideri, capacità o esigenze. L'unità di misura degli scambi è il tempo: ad esempio,  un’ora di pianoforte = un’ora di riparazioni idrauliche. Il sistema consente anche di conoscere i propri vicini di casa, condividendo passioni e abilità. I crediti di tempo sono trasferibili tra membri dello stesso gruppo locale. Chi passa due ore a insegnare pianoforte al proprio vicino può poi spendere i propri crediti con altri due membri del gruppo e partecipare, ad esempio, a un’ora di corso di cucina e a un’ora conversazione in spagnolo.   

I frigo solidali

Durante la settimana senza euro si potrebbe cadere nella tentazione di comprare un bracciale, voler acquistare un giocattolo ai figli o semplicemente di avere bisogno di un cavo per ricaricare il computer. Per questo genere di prodotti, si consiglia di visitare i siti di “donnerie”, dove la gente regala oggetti inutili per se stessi, come vestiti per neonati - di cui i genitori non sanno che farsene una volta che il bimbo cresce - ma in ottimo stato e riutilizzabili da altre famiglie.  Ultima risorsa da non dimenticare è quella dei “frigo solidali”. In questi punti di ridistribuzione di merce troviamo beni di prima necessità, come pane e latte, rimasti invenduti durante la giornata. L’attuale approvvigionamento gratuito di prodotti è garantito dai supermercati e punti vendita aderenti, sensibilizzati dal problema degli sprechi alimentari.

"Non siamo contro l'euro"

“L’iniziativa non è in alcun modo una posizione politica contro l’euro”, ci tengono a precisare gli organizzatori. Tra loro troviamo la rete di finanza responsabile ed etica Financité, il Centro europeo di microfinanza dell’Université libre de Bruxelles e l’istituto regionale di ricerca e innovazione Innoviris. Dai risultati dell’esperimento si capirà se e in che modo la comunità bruxellese è capace di vivere in assenza di denaro, per “vedere fino a che punto possiamo farne a meno”. Sarà di certo interessante vedere dei cittadini adottare uno stile di vita certamente incompatibile alle logiche del consumo di massa, dell’usa e getta, delle tecnologie che diventano obsolete il più presto possibile. Il tutto, sotto gli occhi distratti delle istituzioni europee, fin troppo preoccupate ad evitare ulteriori crisi finanziarie per pensare allo scenario apocalittico che ci troveremmo ad affrontare se un giorno ci svegliassimo in un mondo senza soldi.

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