“Con la settimana lavorativa di quattro giorni, 500mila posti di lavoro in più”

Far passare meno ore in ufficio ai dipendenti pubblici per contrastare la disoccupazione. Un think tank britannico avanza la ricetta anti-crisi che lascia più tempo da trascorrere con le proprie famiglie

Accorciare la settimana lavorativa dei dipendenti pubblici senza togliere un centesimo dalla loro busta paga per creare subito 500mila nuovi posti di lavoro. È questa la proposta del think tank inglese Autonomy corredata da uno studio sull’impatto della misura e sui costi aggiuntivi per i contribuenti britannici se questa venisse applicata alla pubblica amministrazione (Pa) nel Regno Unito. I ricercatori di Autonomy - un think tank “indipendente e progressista che si concentra sul futuro del lavoro e sulla pianificazione economica” - stimano che la settimana breve costerebbe “tra i 5,4 e i 9 miliardi di sterline all’anno”. Ma avrebbe grandi benefici sul mercato del lavoro nell’autunno ‘caldo’ che l’Europa si prepara ad affrontare.

Secondo il Guardian, lo studio di Autonomy rappresenta il primo tentativo di quantificare l'impatto di una settimana lavorativa di 32 ore senza perdita di retribuzione. I ricercatori affermano che ridurre l’orario d’ufficio a quattro giorni nel settore pubblico creerebbe fino a mezzo milione di nuovi posti di lavoro e contribuirebbe a limitare l'aumento della disoccupazione previsto nei prossimi mesi a causa del rimbalzo dei casi di coronavirus che potrebbe portare a nuove restrizioni alla mobilità e a misure di distanziamento sociale. Tutti provvedimenti che avrebbero un impatto negativo nell’economia britannica, già duramente colpita dalla prima ondata di Covid-19.  La Banca d’Inghilterra prevede infatti che il tasso di disoccupazione aumenterà da poco meno del 4% registrato nel periodo pre-Covid al 7,5% entro la fine del 2020.

Nel tentativo di convincere il conservatore Rishi Sunak, ministro delle Finanze del Governo di Londra, a prendere seriamente in esame il provvedimento, i ricercatori fanno notare che l’introduzione della settimana breve porterebbe maggiori benefici nelle ex roccaforti rosse del Partito laburista nell’Inghilterra settentrionale, espugnate dai Tories britannici nelle elezioni del 2019. In queste aree del Paese, un occupato su cinque lavora nella Pa, a fronte di un rapporto nazionale di uno su sei. I dipendenti pubblici del Regno Unito, in totale, sono circa cinque milioni.

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La settimana di quattro giorni, scrivono i ricercatori, “aumenterebbe la produttività, creerebbe nuovi posti di lavoro e ci renderebbe tutti molto più felici e più sani”. Nel rapporto si evidenzia infatti il rischio per la Pa associato ai casi di burnout, stato patologico di stress psicoemotivo da collegare a motivi professionali, e che interessa in generale oltre due terzi dei lavoratori britannici, i quali si dicono stressati o sovraccarichi di impegni professionali.

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