Mercoledì, 28 Luglio 2021
Lavoro

"A Capodanno sei milioni di disoccupati in più", l'allarme dei sindacati europei

Uno studio del Ces punta il dito contro la mancanza di misure di sostegno all'occupazione in 7 Stati Ue. Ma i rischi riguardano anche l'Italia: "I governi nazionali devono dare ai lavoratori e alle aziende certezza sul futuro"

L'Europa rischia di iniziare il nuovo anno con un'esplosione di disoccupazione "poiché i programmi necessari per salvare i posti di lavoro dalla crisi Covid potrebbero chiudersi in sette Stati membri". E poiché a maggio "circa 5,8 milioni di posti di lavoro in quei Paesi sono stati sostenuti attraverso "programmi di lavoro a tempo ridotto", questa cifra "indica il numero di posti di lavoro a rischio senza un'ulteriore estensione delle misure di sostegno al lavoro". E' l'allarme diffuso oggi dalla Ces, confederazione europea dei sindacati, che ha elaborato uno studio.

"I governi nazionali, con il sostegno del programma Sure dell'Ue - prosegue la nota della Ces - hanno salvato 42 milioni di posti di lavoro al culmine della pandemia attraverso programmi di "lavoro a orario ridotto" sovvenzionando una parte dei salari dei lavoratori al fine di evitare licenziamenti di massa. Ma le misure di sostegno al lavoro scadranno in sette Stati membri entro il 31 dicembre: Belgio, Cechia, Danimarca, Croazia, Portogallo, Svezia, Cipro". "E altri 14,2 milioni di lavoratori sono a rischio in Austria, Irlanda, Italia e Spagna, dove i programmi dovrebbero terminare tra il 31 gennaio e il 31 marzo 2021", prosegue l'analisi della confederazione sindacale europea, che rappresenta 45 milioni di membri di 89 organizzazioni sindacali in 39 paesi europei, più 10 federazioni sindacali europee.

Le scadenze imminenti sono fissate nell'ultimo di una serie di briefing sugli effetti della crisi Covid sui lavoratori pubblicati dalla Ces e dal suo istituto di ricerca, l'Etui. La Ces ha già pubblicato una ricerca che mostra che la disoccupazione nell'Ue potrebbe raddoppiare da 15 a 30 milioni se tutti i Paesi ritirassero prematuramente i loro programmi di sostegno al lavoro.

Attualmente solo pochi paesi come Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia e Germania hanno indicato che continueranno a sostenere fino alla metà del 2021 o oltre. Per evitare "una catastrofe della disoccupazione", i sindacati europei chiedono che "gli Stati membri estendano i programmi di lavoro a tempo ridotto fino a quando non sarà in corso una vera ripresa economica e l'occupazione non si sarà stabilizzata; che la Commissione Europea rifinanzi il programma Sure da 100 miliardi a sostegno degli Stati membri; programmi per affrontare i problemi come l'esclusione dei lavoratori precari e autonomi".

''Milioni di lavoratori europei che hanno già perso parte del loro stipendio ora affrontano un periodo di festa pieno di ansia sul fatto che avranno ancora un lavoro nel nuovo anno - ha dichiarato il segretario generale della Ces, Luca Visentini - I governi nazionali devono dare ai lavoratori e alle aziende certezza sul futuro estendendo le misure di sostegno al lavoro fino a quando il prossimo anno non sarà in corso una vera ripresa economica". "I leader dell'Ue hanno dimostrato di aver imparato la lezione dal crollo finanziario sostenendo i posti di lavoro durante la crisi e ora devono rinnovare il programma Sure per garantire che i loro sforzi non vengano sprecati. Ogni posto di lavoro perso rende più difficile per l'economia europea riprendersi rapidamente e un'altra Europa non può permettersi un'altra crisi sociale", ha concluso Visentini. 

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