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EPA/KIMIMASA MAYAMA

EPA/KIMIMASA MAYAMA

Scoperto cartello giapponese di airbag e volanti. Da Ue multa di 34 milioni

Cinque società si accordavano sui prezzi per i componenti da vendere a Toyota, Suzuki e Honda. Tra queste, la Takada, al centro di una bufera per la vendita di sistemi di sicurezza difettosi

Si incontravano a cena o in albergo. Si scambiavano mail per accordarsi sui prezzi di airbag, cinture di sicurezza e volanti da fornire a giganti del settore auto come Toyota, Suzuki e Honda. Insomma, un vero e proprio cartello quello messo in piedi da cinque società giapponesi specializzate nella produzione di componenti per auto che venivano poi vendute sul mercato europeo. A scoprirlo è stata la Commissione Ue, che ha elevato una multa di 34 milioni di euro per violazione delle regole comunitarie antitrust. 

Le società multate sono Tokai Rika, Takata, Autoliv, Toyoda Gosei e Marutaka. Le cinque aziende hanno riconosciuto le loro colpe. Tra loro c'è chi ha collaborato alle indagini, come Takata e Tokai Rika, che hanno fatto emergere alcuni accordi. Takada, poi, è balzata agli onori della croncaa questa estate dopo l'ammissione di aver venduto 19 milioni di airbag difettosi.

Grazie a questi patti sottobanco, iniziati nel 2004 e proseguiti fino al 2010, le cinque aziende sono riuscite a massimizzare i profitti aumentando i prezzi dei componenti venduti direttamente alle industrie auto o ai rivenditori europei. Il danno per i consumatori Ue è stato significativo, dato che un'auto su undici in Europa è di marca giapponese. 

La Commissione, nella nota diramata oggi alla stampa, invita i cittadini o le società danneggiate dal cartello a sfruttare le leggi europee, che consentono di richiedere i danni presso i tribunali del proprio Stato membro.

Il fenomeno dei cartelli nel settore delle automobili non si limita certo al caso giapponese: finora, l'Ue ha elevato in questo campo multe per 1,6 miliardi per violazione delle regole antitrust.

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