Martedì, 21 Settembre 2021
Lavoro

Il governo negava sussidi a famiglie povere con false accuse: lo scandalo che imbarazza l'Olanda

I fatti avvenuti tra il 2012 e il 2018. Una commissione parlamentare ha accertato come migliaia di genitori a basso reddito siano stati colpiti ingiustamente, spesso solo perché di doppia nazionalità. Il premier Rutte: "Provo vergogna". Ma per ora salva il ministro ritenuto responsabile

Dutch Minister of Economic Affairs and Climate Change Eric Wiebes (L) and Dutch Prime Minister Mark Rutte (R make a statement after the presentation of the draft climate agreement by the Netherlands Environmental Assessment Agency in The Hague, Netherlands, 13 March 2019. EPA/BART MAAT

Va bene essere frugali e stanare i furbetti del welfare. Ma quello che è successo in Olanda tra il 2012 e il 2018 è andato ben oltre l'intento dichiarato di una gestione amministrativa efficiente: circa 22mila famiglie a basso reddito si sono viste ritirare gli assegni per i figli a cui avevano diritto senza alcun valido motivo, spesso per un semplice sospetto. A volte è bastato avere la doppia nazionalità per finire nella blacklist. E diversi genitori hanno dovuto persino restituire migliaia di euro percepiti in passato, finendo sul lastrico. A stabilirlo è stata una commissione parlamentare che ha puntato il dito principalmente contro l'attuale ministro dell'Economia del governo di Mark Rutte: "Sapeva degli abusi, ma non ha mosso un dito per intervenire", è l'accusa. Ma per il momento il premier non sembra intenzionato a rimuoverlo dall'incarico.

Violato lo stato di diritto

Lo scandalo pesa come un macigno su Rutte, che governa da 10 anni il Paese e che a marzo proverà a ottenere la riconferma. Le accuse della commissione parlamentare sono inevitabilmente rivolte anche a lui: per i deputati, quanto accaduto è una ingiustizia senza precedenti, nonché una violazione dei principi dello stato di diritto da parte della politica e dell’amministrazione. Quello stesso stato di diritto che l'Olanda ha chiesto a gran voce di difendere su scala europea indicando i casi in Ungheria e Polonia. E che adesso scopre di aver violato essa stessa sul proprio territorio.

La lotta ai furbetti

Stando a quanto ricostruito dalla commissione parlamentare, tutto nasce nel 2012, quando sotto la pressione mediatica e politica rivolta contro i "furbetti dei sussidi" (e in vista, oggi come allora, di nuove elezioni generali), il governo vara una stretta sulle prestazioni sociali, aumentando i controlli. Secondo le nuove norme, le autorità fiscali possono trattare come truffatori anche quei genitori che non hanno compilato correttamente la richiesta di integrazione al reddito o che hanno versato un contributo personale troppo basso. Questo ha provocato una palese disparità di trattamento nei confronti dei tantissimi genitori con doppia nazionalità, ai quali è bastata una semplice incomprensione linguistica per perdere il diritto al sussidio. E a volte anche per finire sul lastrico. 

Famiglie sul lastrico

Già, perché il pugno duro delle autorità fiscali olandesi non si è esaurito nel bloccare i sussidi con indagini ritenute dalla commissione parlamentare superficiali e discriminatorie, ma è andato oltre: migliaia di famiglie, infatti, sono state costrette a restituire anche gli assegni percepiti in passato, a voltre per somme superiori ai 10mila euro. Che per un nucleo a basso reddito significa ritrovarsi a fine mese senza un soldo in tasca. Secondo i deputati che hanno condotto le indagini, queste azioni hanno provocato problemi sociali su larga scala. Un'accusa che va letta anche nel quadro del crescente aumento della criminalità nei Paesi bassi legata proprio ai contesti sociali su cui si è abbattuta la scure della "polizia" fiscale. 

Chi ha ascoltato le testimonianze di alcune delle famiglie coinvolte, ha descritto come "kafkiani" i procedimenti dell'amministrazione contro i presunti furbetti. Alcune persone hanno raccontato di essere stati convocati dai funzionari del ministero delle Finanze e di avere scoperto di aver perso il diritto ai sussidi per i loro figli, ma di non avere mai ricevuto alcuna spiegazione sui motivi di tali decisioni amministrative. La maggior parte di loro non ha presentato ricorso per le stesse ragioni per cui era finita ingiustamente nella blacklist dei furbetti: le difficoltà linguistiche e la scarsa conoscenza delle leggi olandesi. 

Le responsabilità politiche

Anche per questa ragione, c'è voluto del tempo perché il fenomeno venisse a galla. A complicarlo anche l'omertà interna all'amministrazione olandese, secondo quanto scrive Nos. Il dito è puntato contro, Eric Wiebes, all'epoca dei fatti sottosegretario di Stato alle finanze e quindi direttamente coinvolto nella strategia anti-furbetti. Rutte sembra aver apprezzato il lavoro di Wiebes, tanto da averlo promosso a ministro dell’Economia nel 2017. Secondo la commissione parlamentare, Wiebes era stato “personalmente informata dell’approccio, della protezione legale inadeguata alle famiglie e delle conseguenze sproporzionate per i genitori” almeno a partire dall’agosto 2017. Ma non avrebbe mosso un dito.

Ora, la stretta rigorista del governo potrebbe comportare uno smacco alle finanze olandesi, che rischia di dover risarcire circa 22mila famiglie. Al momento, solo 500 nuclei hanno ricevuto indietro il maltolto. Nessuna conseguenza, invece, sotto il profilo giudiziario:i funzionari hanno applicato la legge e quindi non sono perseguibili. Sembra anche che almeno per ora non vi sarà nessuna conseguenza a livello politico: il premier Rutte ha espresso a nome suo e del governo "vergogna" per quanto patito da "persone innocenti".  Ma Wiebes resta al suo posto. 

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