Stipendio minimo di 1.100 euro al mese, la mossa del governo Sánchez

Secondo gli obiettivi della coalizione di centrosinistra spagnola sarebbe solo un primo passo e nei 4 anni di legislatura l'obiettivo finale è portarlo a 1.970 euro lordi

Sanchez - foto Ansa EPA/Emilio Naranjo

In Spagna il nuovo governo del socialista Pedro Sánchez, che governa insieme alla formazione della sinistra radicale Podemos di Pablo Iglesias, preme il piede sull'acceleratore politiche sociali del Paese.

L'accordo

Con i sindacati e le associazioni delle imprese è stato raggiunto un accordo per aumentare il salario minimo del 5,5%, portandolo a 1.108 euro lordi dai 1.050 euro attuali. Si tratta al momento di una piccola cifra ma che sarà solo il primo step di un processo già avviato lo scorso anno e che proseguirà nei prossimi. La misura sarà approvata nei prossimi giorni dal consiglio dei ministri e diventerà subito operativa. Nei giorni scorsi il governo aveva annunciato anche un aumento delle pensioni (0,9% nel 2020) e degli stipendi dei dipendenti pubblici (2%). Nel 2019, Sànchez aveva già aumentato il salario minimo del 22%, portandolo a 1.050 euro lordi; il programma del governo di coalizione prevede un aumento progressivo fino a raggiungere alla fine della legislatura, che a meno di interruzioni impreviste durerà quattro anni, il 60% della retribuzione media (attualmente 1.970 euro lordi per 12 mesi). “Il salario minimo non ha distrutto l'occupazione in Spagna. E l'aumento degli stipendi contribuirà a creare più posti di lavoro”, ha assicurato Unai Sordo, leader del CCOO, il principale sindacato del Paese.

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Portogallo contrario a intervento Ue

Quello del salario minimo europeo è uno dei cavalli di battaglia del nuovo esecutivo comunitario guidato da Ursula von der Leyen. Ma il percorso per la sua approvazione non sarà facile vista la contrarietà dei Paesi scandinavi a cui, adesso, si si potrebbe unire anche quella del progressista Portogallo, altra nazione guidata da un premier socialista, António Costa. Per il segretario generale del CGTP, il principale sindacato del Paese, Arménio Carlos, "la proposta della Commissione europea mira chiaramente ad assumere una logica di interferenza in ciò che è responsabilità di ciascuno Stato membro, quella di definire i contratti collettivi e allo stesso tempo aumentare gli stipendi”. Per Carlos i tratta di una "trappola perché non esiste un salario minimo europeo", e quella in corso è "una discussione su criteri che, se applicati, potrebbero essere dannosi per i lavoratori portoghesi".

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