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La sede d Hidroelectrica, il principale produttore di energia del paese - foto Ansa EPA/ROBERT GHEMENT

La sede d Hidroelectrica, il principale produttore di energia del paese - foto Ansa EPA/ROBERT GHEMENT

Basta privatizzazioni, la Romania le bandisce per legge per almeno due anni

Approvata la proposta dei socialisti, principale partito del Paese ma relegato all'opposizione. I liberali al governo minacciano di portare la legge alla Corte costituzionale

In Romania non ci saranno privatizzazioni per combattere la crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus. Il Parlamento di Bucarest ha approvato un disegno di legge presentato dal Partito social democratico ha approvato una legge che interrompe qualsiasi vendita di azioni di proprietà dello Stato per i prossimi due anni.

Vittoria socialista

Il Psd ha la maggioranza relativa in Aula ma è all'opposizione con l'esecutivo che è formato da una coalizione di centro-destra, guidata da Ludovic Orban, l'uomo che nonostante fosse stato sfiduciato a febbraio è stato riportato al governo a marzo in via emergenziale con il Paese, insieme al resto del mondo, che era stato travolto dalla pandemia. Il centrosinistra è riuscito a costruire il necessario consento intorno alla sua proposta, contro la quale anche il presidente Klaus Iohannis, per ora non ha opposto il suo diritto di veto.

La crisi Covid-19

Come racconta Euractiv, i socialisti nel proporre il provvedimento hanno citato gli effetti negativi sull'economia rumena della crisi del coronavirus e le potenziali riduzioni dei valori aziendali dovute al contesto economico. In generale però, il partito è solitamente contrario alle privatizzazione delle società statali, indipendentemente dalla situazione economica. "Il Psd non consentirà mai la vendita agli stranieri delle ultime perle dell'economia rumena - CEC Bank, Hidroelectrica o Nuclearelectrica", ha detto il leader della formazione politica, Marcel Ciolacu, la scorsa settimana.

I liberali promettono battaglia

Ma l'approvazione della legge non è andata già ai liberali del Pnl di Orban, che hanno annunciato che contesteranno la legge dinanzi alla Corte costituzionale, chiedendo al presidente di non firmarla in modo che non possa tornare in Parlamento.

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